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di Lorenzo Robustelli wBRUXELLES Sì al piano di investimenti europeo, ma anche Russia ed elezioni presidenziali italiane. Il primo Vertice dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea guidato dal nuovo presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, e l'ultimo della presidenza italiana ha parlato molto di politica, e un meno di questioni operative. Matteo Renzi è entrato appieno nel clima e, nei tre eventi ai quali ha partecipato prima del Vertice li ha affrontati tutti, prima di portarsi a casa la dichiarazione del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker che ha detto di vedere «con piacere e simpatia» l'azione del suo governo sulle riforme, riconoscendo che «non si può cambiare tutto in sei mesi». «Quello che abbiamo fatto per Francia e Italia - ha spiegato - dando più tempo visto le difficoltà a sistemare le cose nelle scadenze previste, è un segno di fiducia e quando un governo mi scrive che farà delle riforme strutturali io gli credo. Quindi sì, ho fiducia nel governo Renzi». «Nessun Paese in Europa ha mai fatto tante riforme come l'Italia negli ultimi nove mesi», ha detto Renzi a Bruxelles. «Mi sembra di essere il motivatore di una terapia di gruppo - ha aggiunto - dobbiamo tornare a credere in noi stessi, e nella capacità di attrazione del nostro paese. Andare all'estero a studiare o a produrre - ha sottolineato - non è necessariamente una sconfitta, può essere invece una grande opportunità». Il tema degli investimenti è rimasto quasi in disparte anche se a fine vertice è stato emesso un documento in cui si afferma che «la Commissione presenterà una proposta a gennaio 2015, che il Consiglio è chiamato ad approvare entro giugno, in modo che i nuovi investimenti del piano Juncker possano essere attivati al più presto a metà 2015». La Bei, prosegue la nota, è «invitata a cominciare le attività utilizzando i suoi fondi da gennaio 2015. «Mi pare un passo avanti ci sia stato - dice il nostro premier - il piano Juncker va nella nostra direzione nel considerare gli investimenti fuori dal Patto di stabilità e crescita». La Commissione in realtà ripete che i soldi messi nel Fondo per il piano da 315 miliardi anche se faranno superare i tetti del deficit non porteranno a nuove procedure di infrazione, ma solo quelli, non quelli per altri investimenti, come chiede l'Italia. «Su questo tema - dice Juncker - discuteremo a gennaio affrontando il tema della flessibilità interna al Patto». Per la cancelliera tedesca Merkel «il patto va rispettato perché dà fiducia agli attori internazionali». Il tema Russia crea invece tensione. La pesante crisi economica in cui è caduta Mosca fa pensare a qualcuno che forse le sanzioni potrebbero essere alleggerite, per evitare di avere un così grande e temuto paese sull'orlo destabilizzazione. «Questa situazione non cambia nulla», ha detto il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis, non escludendo la possibilità di nuove sanzioni se Mosca non cederà sull'Ucraina. Il presidente francese François Hollande è possibilista: «Se i segnali che ci invia la Russia sono quelli che ci aspettiamo, non ci sarà bisogno di nuove sanzioni» ha detto, e, anzi, «potremmo considerare come impegnarci in una de-escalation».Renzi si è messo in una posizione mediana. «Assolutamente no» a nuove sanzioni, ha detto. Secondo il premier «una Russia in difficoltà non serve a nessuno. Il punto non sono le nuove sanzioni ma è capire qual è la strategia». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA