Una condanna a 21 anni e un'assoluzione

di Maria Fiore wCASORATE Una condanna a 21 anni di carcere e un'assoluzione. La disperazione e il sollievo. Si è concluso con questo verdetto, arrivato al termine di una lunga camera di consiglio, il processo davanti alla Corte di Assise sull'omicidio di Sali Kutelli, l'albanese di 40 anni freddato a colpi di pistola il 14 gennaio di due anni fa davanti all'oratorio di via Papa Giovanni XXIII a Casorate. Per quel delitto era stato già condannato con ritro abbreviato, a 20 anni di carcere, Giuseppe Trimboli, 28 anni (il processo di appello è fissato per il 13 gennaio). Trimboli è considerato, dalla procura e da chi lo ha giudicato, l'esecutore materiale di quel delitto, l'uomo che ha impugnato la pistola e ha ucciso Kutelli. Ieri, alle 14 in punto, è arrivata anche la sentenza per gli altri due presunti complici: Domenico Anastasi, 46 anni, imprenditore edile originario di Oppido Mamertina e da tempo residente a Casorate, e Alessandro Notarangelo, 38 anni. Il pubblico ministero Paolo Mazza aveva chiesto, nella sua requisitoria, una condanna a 18 anni per il primo e a 14 anni per il secondo. La Corte presieduta da Cesare Beretta e composta dal giudice Daniela Garlaschelli e dai giudici popolari ha accolto solo in parte la richiesta dell'accusa, rendendo perfino più pesante la pena per Anastasi e assolvendo Notarangelo, entrambi presenti in aula con i loro avvocati (Francesco Nucera per Anastasi e Ana Maria Mendez per Notarangelo). Per Anastasi, che secondo l'accusa era alla guida dell'auto da cui Trimboli aveva sparato, sono stati decisi 21 anni di carcere, con tre anni di libertà vigilata, e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Una condanna che l'avvocato Nucera potrà impugnare quando saranno rese note le motivazioni. Molto probabilmente l'aggravamento della pena si spiega con la mancata concessione delle attenuanti generiche, che erano state invece prese in considerazione dal pubblico ministero Mazza. Assoluzione, invece, per Notarangelo, che anche secondo la procura (che aveva comunque chiesto la condanna) aveva avuto un ruolo più marginale. Per l'imputato la Corte ha deciso la revoca immediata degli arresti domiciliari. Anche se le motivazioni non ci sono ancora appare evidente che la Corte abbia sposato la tesi della difesa, secondo cui Notarangelo non era presente sul luogo del delitto, quella sera di gennaio. E non avrebbe avuto quindi nessun ruolo nell'omicidio. I giudici hanno condiviso la ricostruzione della difesa. Lo stesso Notarangelo aveva dichiarato di avere lasciato i due amici al bar e le chiavi della macchina (dove era presente della droga) ad Anastasi. Si era dunque separato dai complici ed era tornato a casa a piedi. Nel frattempo, Trimboli e Anastasi avevano preso la macchina e si erano diretti, secondo l'accusa, verso il luogo del delitto. Una ricostruzione che la procura ha sostenuto attraverso i tabulati telefonici e soprattutto le immagini di alcune telecamere installate nella zona, con cui è stato ricostruito il percorso dell'auto. Dopo il delitto, Anastasi avrebbe chiamato Notarangelo dicendogli di raggiungere lui e Trimboli a Moncucco, nei pressi del campo sportivo. Anastasi, oltre agli indizi raccolti dagli investigatori, ha dovuto fare i conti in questo processo, che si è svolto con rito ordinario, anche con le accuse dello stesso Notarangelo, che ha addossato a lui le responsabilità dell'omicidio. E che, comunque, per la procura avrebbe avuto il ruolo di fare il palo e avvisare i due complici che Kutelli era uscito da un bar ed era per strada. Una versione, però, che la Corte di Assise non ha condiviso.