Il Parlamento Ue vuole lo Stato di Palestina

di Lorenzo Robustelli wSTRASBURGO Il Parlamento europeo vuole il riconoscimento dello Stato palestinese, e lo dice nello stesso giorno in cui la Corte di giustizia dell'Unione decreta che Hamas, il gruppo militare-religioso che governa nella Striscia di Gaza, è stata inserita nella lista delle organizzazioni terroriste dal Consiglio Ue su basi sbagliate, e andrebbe tolta dall'elenco. Dopo una nuova ondata di riconoscimenti, come in Svezia, o richieste parlamentari ai governi di farlo, come in Francia e Gran Bretagna, anche gli eurodeputati, dopo un lungo negoziato, hanno trovato l'accordo su un testo che, seppur con molte prudenze, afferma che l'aula di Strasburgo «sostiene in linea di principio il riconoscimento dello Stato palestinese». La risoluzione parlamentare, che ha solo un significato politico, è stata approvata con 498 voti favorevoli, 88 contrari e 111 astensioni. Il riconoscimento dovrebbe andare, secondo il testo, «di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace, che occorre far avanzare». L'Ue non ha potere in materia, e la competenza resta agli Stati membri, ma la questione è: il riconoscimento dovrebbe avvenire subito in maniera unilaterale, come ha fatto recentemente la Svezia, hanno già fatto altri 120 Paesi di tutto il mondo e chiedono di fare i parlamenti francese e britannico? O dovrebbe essere piuttosto lo sbocco finale dei negoziati di pace? Il voto di ieri per il capogruppo dei popolari, Manfred Weber, non significa «che ci sarà un riconoscimento immediato», ma che questo dovrà esserci «quando finiranno i negoziati». «Abbiamo votato con un gran mal di pancia» ha detto la leader della Sinistra unita Gue, Gabi Zimmer, perché questo riconoscimento «è associato a troppe condizioni ed è problematico», mentre a suo avviso «il riconoscimento è la premessa per i negoziati e non viceversa». Tra gli astenuti la maggioranza degli esponenti di Forza Italia. Il leader S&D; Gianni Pittella nel suo discorso in Aula ha definito quello di ieri «un giorno storico» ai fini di «un'apertura di un negoziato libero dal condizionamento degli estremisti» e ha parlato di una «vittoria della pace». Più complicata invece per i rapporti con Israele è la questione di Hamas. La Corte di giustizia ha stabilito «per ragioni procedurali» che l'organizzazione non può esser definita «terroristica» perché l'iscrizione nella lista nera era fondata «non su fatti esaminati e contenuti nelle decisioni delle autorità nazionali», ma su accuse «tratte da stampa e internet». Per la Commissione il gruppo resta terrorista, dice un portavoce ma, formalmente, non lo è più. Cosa che preoccupa il premier israeliano Benjamin Netanyahu che chiede che Hamas «venga reinserita nella lista dei terroristi». lorenzo@robustelli.eu ©RIPRODUZIONE RISERVATA