Malata da 28 anni, l'appello del marito

CAVA MANARA E' affetta da sclerosi multipla e avrebbe diritto a un'ora al giorno di assistenza domiciliare. Ma è troppo poco per Rosa Razzini, 69 anni, da otto immobilizzata a letto, alimentata con un sondino. Ad occuparsi di lei c'è solo il marito, Luigi Zacconati, 75 anni. Tocca a lui assisterla giorno e notte, «non posso permettermi una persona che mi dia il cambio» dice l'uomo mentre accarezza Rosa, distesa sul letto collocato in cucina dove ha anche riposto una branda per lui, «perché di notte mi sveglio quando sento che respira con fatica». «L'Asl ha attivato i voucher, riconoscendo a mia moglie un'ora di assistenza che ho rifiutato perché è troppo poco. Ogni mattina sono necessarie ore per lavarla e medicarle le piaghe da decubito che la stanno dilaniando». I figli lavorano e non riescono a dedicare molto tempo alla madre a cui la sclerosi multipla era stata diagnosticata 28 anni fa. La malattia è progredita lentamente ma inesorabilmente e lei l'ha combattuta con tenacia, sempre affiancata dal marito, «ma ora sto invecchiando». Resiste Luigi e tenta di dichiarare guerra ad un sistema che non lo sta aiutando «come richiederebbero le condizioni di mia moglie». «Il materasso ad aria mi è costato circa 3500 euro e prima avevo speso quasi 11mila euro per l'affitto – racconta l'uomo -. Ha bisogno di un letto adeguato, ma costa 24mila euro, dove trovo i soldi?». Fa i conti Zacconati. Spiega che spende circa 150 euro al mese per alcuni farmaci e prodotti per la medicazione, oltre al ticket pagato sui medicinali, la sua pensione è di 814 euro, Rosa ha la minima, l'accompagnamento, l'invalidità e un contributo regionale di 200 euro, forse erogato fino a fine anno. «Potremmo dire che ci basta, evitando il superfluo – sottolinea l'uomo – ma, ad esempio, non possiamo permetterci di acquistare un apparecchio per facilitarle la respirazione e aiutarla ad espellere il catarro. Adesso si avvicina il Natale e non sono riuscito a risparmiare abbastanza per i regali ai miei nipoti». Ne ha quattro. Il più grande ha 17 anni, il più piccolo sette mesi. E' Rosa che raccoglie le forze e ne sussurra l'età mentre si commuove, interrompendo quel filo di voce che le esce a fatica. Accanto al letto ci sono le loro foto, le guarda con dolcezza malinconica. Ha sempre lavorato tanto, commessa, stiratrice, impiegata in una tipografia, mentre il marito era un artigiano edile. Originari di Sommo, da 13 anni vivono a Torre de' Torti, frazione di Cava Manara, e tra due mesi celebreranno i 50 anni di matrimonio, più della metà passati a lottare contro la malattia. «Chiediamo di avere più assistenza, sarebbero necessarie almeno 5 ore al giorno, e più ore di fisioterapia». Il direttore sociale dell'Asl, Paolo Favini, spiega che «l'assistenza domiciliare integrata è un servizio erogato in base ai bisogni delle persone, valutate da un'equipe multidimensionale che provvede a disporre un progetto di assistenza individuale, prendendo in considerazione i bisogni sanitari e socio-assistenziali. Spetta al medico curante chiedere una rivalutazione del caso». Stefania Prato