Trasferimenti, occupata l'Annunciata
di Marco Quaglini wPAVIA «Come Crono mangia i suoi figli lo Stato fa a pezzi i suoi lavoratori». Usa questa similitudine Annalisa Alessio, dipendente provinciale da 32 anni, sul pulpito della sala dell'Annunciata appena prima che si apra il consiglio provinciale per descrivere lo stato d'animo suo e dei colleghi presenti. Sul piatto c'è l'emendamento statale che prevede che siano duecento i dipendenti da ricollocare. Appena prima delle 17,30 circa un centinaio di lavoratori (dovevano essere molti di più ma tanti non hanno ancora finito il turno lavorativo), sono seduti affinchè vengano manifestati pacificamente, ma con forza, i propri timori. La protesta è simbolica, ma i temi estremamente concreti. «Dove ci manderanno? Cosa andremo a fare?», qualcuno si chiede appena entrati all'ingresso dell'ampio salone. Ci sarebbe anche da discutere alcuni punti all'ordine del giorno come la tariffa del servizio idrico insieme ad alcune interpellanze e mozioni, ma in sala non si parla di altro che non la fine che faranno la metà dei dipendenti provinciali dopo che il presidente provinciale Bosone aveva dichiarato. «In base all'emendamento, che però al momento è ancora all'attenzione del Senato, ci sono circa 200 nostri dipendenti che dovrebbero occuparsi di servizi che in passato erano della Regione». Nell'assemblea sindacale unitaria della scorsa settimana era stato deciso di fare un'occupazione pacifica e così è stato. «Ci aspettiamo che l'amministrazione sia cosciente di quello che succederà a gennaio: non è un atto contro la giunta provinciale, ma la necessità di rendere tutti consapevoli», commenta Anna Maria Galantucci segretario generale funzione pubblica della Cigl. L'emendamento prevede che il 50% dei lavoratori vadano sotto la Regione e le attività residuali debbano trovare collocazione. «Oggi a Roma è in corso il presidio unitario organzizato da Cigil, Cisl e Uil al Senato per manifestare l'indignazione dei lavoratori per come è gestita questa vicenda - dice Alessio - siamo arrabbiati perchè è un attacco ai diritti dei lavoratori: siamo uniti per difendere ciò che abbiamo conquistato da tempo». «Chiederemo una presa di posizione politica al presidente e alla giunta per una situazione di incertezza che non po' continuare rispetto all'accordo di settembre che aveva sancito l'individuazione delle funzioni che dovevano rimanere alle province. Ad oggi non sappiamo come saranno allocate le funzioni e quindi chi darà i servizi ai cittadini», rincara la dose Maurizio Poggi, sindacalista della Uil. La sala è silenziosa, ma i lavoratori commentano tra di loro rivolgendosi domande a vicenda. «Io lavoro in Provincia da sei anni, cosa mi succederà?», interroga un uomo sulla quarantina ad un collega a fianco. «Io sono qui da circa una decina di anni, speriamo che il consiglio prenda atto del nostro disagio». Prende la parola anche Antonio Cassinari della Cisl. «Con questo emendamento sarebbe la prima volta che pagherebbero i lavoratori della Provincia. Chiediamo che l'amministrazione si faccia portavoce con una cabina di regia forte con la Regione». Duecento circa i dipendenti da ricollocare, ma con il fattore prepensionamenti il numero dovrebbe ridursi. L'emendamento dice che il finanziamento alle Province sarà di circa il 50 per cento dando per scontato che il rimanente 50 per cento sarebbe riassorbito come spesa delle Regioni che dovrebbero riprendersi le deleghe. L'occupazione «pacifica» del consiglio provinciale è il primo atto di un battaglia che si preannuncia dura. ©RIPRODUZIONE RISERVATA