Poste, 3 miliardi di investimenti
di Andrea Scutellà wROMA Innovazione e razionalizzazione delle risorse: sono due gli imperativi di "Poste 2020", il piano quinquennale presentato alla Spazio filatelia di Roma dall'amministratore delegato del Gruppo Francesco Caio. Tre miliardi di investimenti, 8mila assunzioni (per metà di giovani laureati e nuove professionalità), misure per la formazione e la riqualificazione del personale, nessun licenziamento (anche se prosegue la politica di "uscite agevolate" iniziata nel 2010): il piano cerca di imprimere una decisa svolta alle politiche perseguite da Poste in passato. Con qualche ombra, però, a far da contrappeso agli elementi innovativi. Le entrate. Il Gruppo ha fatturato 30 miliardi. Se l'asticella dei ricavi si alza del 20% rispetto all'anno precedente, però, preoccupa l'Ebit - il ricavo netto dell'azienda - in calo del 25%. All'interno della legge di stabilità Poste riceverà dal governo i 535 milioni di crediti non riscossi - comprensivi di interessi - che vantava nei confronti dello Stato, dopo una sentenza positiva del tribunale dell'Ue. Il servizio universale postale. Caio maschera la crisi profonda del servizio postale con una semi-tautologia: «Non c'è Poste senza posta». Mentre il corriere Sda e i servizi finanziari e assicurativi fanno registrare «buone performance», le consegne tradizionali, core business dell'azienda, sono in discesa libera. La soluzione di Caio è radicale: servizio a giorni alterni e aumento delle tariffe in base al livello di servizio. D'altronde la legge di stabilità prevede una «rimodulazione della frequenza settimanale di raccolta e recapito sull'interno territorio nazionale». Torna la posta Ordinaria a fianco di quella Prioritaria. Chi vuole prestazioni veloci, insomma, deve pagare di più. E-commerce e assicurazioni. La «capillare presenza sul territorio» e lo «sviluppo di piattaforme nei pagamenti digitali» sono, secondo l'ad, le carte vincenti del gruppo nel settore del commercio on-line. Da un lato dunque c'è Postepay, lo strumento di pagamento elettronico leader in Italia; dall'altro c'è il corriere espresso Sda, che copre la maggior parte del territorio italiano. Una «capillarità» raggiunta, però, al prezzo di un'esternalizzazione quasi totale dei servizi, ceduti in appalto a cooperative che, spesso, non riconoscono neanche i diritti basilari dei lavoratori. L'asset trainante di Poste italiane, però, è Poste Vita: il ramo assicurativo del gruppo che, con una raccolta di 75 miliardi euro, consolida il trend di crescita anche nel settore dei piani pensionistici, a cui gli italiani si affidano soprattutto per la previdenza integrativa. Rendimenti. La vera sfida di Caio, però, è sui rendimenti degli investimenti finanziari. «Vogliamo farci carico di portare ad ampie fasce del mercato - ha dichirato - prodotti finanziari un po' più rischiosi, dando l'opportunità alle famiglie di mettere a budget rendimenti che i titoli tradizionali non danno più». Ma, ha sottolineato «è necessario bilanciare il rischio con la fiducia» che la clientela ripone tradizionalmente negli investimenti postali. Mossa intelligente, in previsione della futura privatizzazione. ©RIPRODUZIONE RISERVATA