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(segue dalla prima pagina) dello scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit e del debito. Eppure, in un contesto in cui la fiducia reciproca tra i governi è bassa quelle richieste non potevano trovare sbocco. Troppi temono che ogni margine di flessibilità sarebbe usato da Paesi come l'Italia per aumentare la spesa corrente, o ridurre le tasse per stimolare la domanda interna (come il bonus di 80 € - che può essere utile, ma non sono investimenti). Anche perché l'enorme debito pubblico italiano non è frutto di un eccesso di investimenti pubblici, che sono sempre stati bassi, ma di un'incontenibile spesa corrente, sia a livello nazionale che a livello locale. Il Piano Juncker in un colpo solo ha fornito una risposta a tutto questo. Il piano parte con risorse pubbliche europee molto ridotte, quello che si poteva prendere dal misero bilancio dell'Unione Europea (0,9% del Pil europeo) e dalla Banca Europea degli Investimenti con il suo capitale attuale. Ma prevede che le contribuzioni volontarie degli Stati membri al Fondo siano scorporate dal calcolo del deficit e del debito. Ecco la "Golden rule" e la leva degli investimenti. Chi invoca flessibilità e investimenti ora non ha più alibi. Quanto voleva investire? Lo metta nel Fondo del Piano Juncker! Il contributo non peserà sui conti pubblici nazionali, fungerà da garanzia per titoli con un interesse più basso di quello che l'Italia paga attualmente (la Bei ha rating eccellente, a differenza dell'Italia, da poco declassata ulteriormente), attiverà una mole maggiore di investimenti, e non andranno in spesa corrente. Non si correrà il rischio che i fondi vadano in opere scelte per ragioni politiche e infiltrate dalla mafia - come la cronaca recente ha mostrato nelle grandi opere italiane dal Mose all'Expo, a Mafia Capitale. Non ci si potrà mettere il cappello sopra, saranno difficilmente utilizzabili a fini elettorali, ma se l'obbiettivo è far ripartire investimenti, economia ed occupazione, lo strumento adesso c'è. La palla ora è nel campo dei governi nazionali che invocavano flessibilità e investimenti. Quale sarà il loro contributo al Fondo? Questo è il messaggio che il premier Renzi e il ministro Padoan dovrebbero recapitare all'Europa nel chiudere il Semestre. Sarebbe il modo migliore di dimostrare la serietà dei loro intenti e delle loro proposte, che non miravano a riaprire i cordoni della borsa della spesa corrente. E rafforzerebbe enormemente la linea della "flessibilità virtuosa", degli investimenti e della crescita in Europa. Roberto Castaldi