Calano le vendite, calzaturieri in crisi
VIGEVANO La crisi dei mercati orientali e l'embargo russo penalizzano le imprese calzaturiere ma Vigevano si salva, perchè esporta meno di altre aziende italiane verso questi Paesi. Il 2014 verrà ricordato come l'anno nero della scarpa, quello in cui il numero di paia vendute è sceso ai livelli del 2009, il primo della crisi. La previsione sui primi nove mesi dell'anno in corso fanno dire ad Assocalzaturieri che non si arriverà a 200 milioni di paia, cioè il 2,3% in meno di un anno fa. «Il 2013, grazie soprattutto alla crescita delle esportazioni extra-Ue, aveva di nuovo riportato le vendite oltre quota 200 milioni – si legge nel rapporto di Assocalzaturieri – ma oggi i dati mostrano che vi sono seri rischi che il recupero si arresti nuovamente, sarebbe la terza volta dal 2009». «La domanda è debole su alcuni mercati esteri e in contrazione in Italia - afferma Cleto Sagripanti, presidente Assocalzaturifici –. Per molte aziende questo significa avere portfolio ordini molto volatili e discontinui, con rischi elevati sul fronte del credito. Sono stati persi 347 posti di lavoro, ora gli addetti in tutta Italia sono oltre 77mila». Il problema starebbe prevalentemente nelle esportazioni verso la Russia, che hanno subito un crollo consistente. E' lo stesso report di Assocalzaturifici a spiegare: «Si evidenziano tre macro-trend: una sostanziale tenuta delle esportazioni nella Ue, seppure con casi molto differenti tra loro, un raffreddamento della crescita nell'Estremo Oriente e un forte rallentamento nell'area dell'Europa Orientale. In Europa tengono il mercato francese e tedesco, in flessione quello olandese (-10,4% in quantità) e in crescita quello del Regno Unito (+5,5%) e della Spagna (+5,5%). Trend negativi, invece, nell'Europa Orientale e in particolare in Russia (-22,2% in valore), Ucraina (-29,4%) e Kazakistan (-14%). Pesante il contraccolpo sul portafoglio ordini di molte aziende del settore e in particolare nelle Marche». Vigevano sembra soffrire meno, la conferma arriva da uno dei più grandi produttori ducali, Massimo Martinoli: «Il calo si registra soprattutto sui mercati russi e per questo ha toccato prevalentemente i produttori marchigiani – spiega l'imprenditore –. Da questo punto di vista Vigevano si è salvata, anche se le cose non sono andate esattamente come speravano, in modo particolare sul mercato Usa (cresciuto solo del 12%) e su quello cinese. Speravamo di sfondare in Oriente, ma la riduzione del Pil cinese e ha penalizzato le attività italiane e in particolari quelle vigevanesi. I posti di lavoro però non sono a rischio». Andrea Ballone