Il procuratore Pignatone: «Presto altre operazioni»
ROMA Il governo vara oggi le misure anticorruzione. Allungamento della prescrizione e delle pene e maggiore rapidità nella confisca dei beni in modo che sia restituito l'intero «maltolto». Mentre a Montecitorio il procuratore capo Giuseppe Pignatone, alla commissione Antimafia conferma che l'inchiesta su Mafia capitale non è finita e che «presto ci saranno altre operazioni», Matteo Renzi rilancia in mattinata su Twitter con il quale lunedì annunciava il cdm. «Su 50mila carcerati solo 247 per corruzione non è serio, non basta lo sdegno, regole più dure domani in cdm». Ma tra sulle misure da prendere tra governo e toghe non c'è sintonia. E anche Alfano ed Ncd frenano sulla prescrizione. L'associazione nazionale magistrati chiede infatti all'esecutivo di «passare dalle parole alla concretezza dei fatti» e invoca riforme vere. Per i reati di corruzione il sindacato delle toghe suggerisce di prevedere meccanismi simili a quelli che sono in campo contro il crimine organizzato ovvero «meccanismi premiali come la riduzione delle pene per chi collabora, attività sotto copertura e intercettazioni consentite per un tempo più lungo di quello ordinario». L'idea di prendere a modello i mezzi usati per la lotta alla mafia del resto piace sia a Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità anticorruzione, che allo stesso Pignatone. «Sarebbe importante intervenire sulle pena ma ancora più utile sarebbe l'intervento sulla prescrzione», dice Cantone per il quale «tra le norme antimafia quella che andrebbe immediatamente estesa ai casi di corruzione è la possibilità di intercettare gli indagati». «Insieme alle iniziative sulla precrizione sarebbe estremamente utile qualche forma di sistema premiale», dice anche Pignatone che alla commissione antimafia spiega che nella capitale non agisce una sola mafia ma più di una. Intanto il ministro della Giustizia Andrea Orlando precisa che l'allungamento dei tempi di prescrizione non sarà limitato alla corruzione ma riguarderà anche altri reati e invita le toghe a indicare al governo quali sono le «priorità» da perseguire. La determinazione del governo piace invece a Pietro Grasso. «Serve uno scatto di reni della politica, perché è sempre la magistratura a scoprire i fatti e la politica non riesce ad arrivare prima?», si chiede il presidente del Senato. Intanto Ignazio Marino ha deciso di rifiutare la scorta che gli aveva proposto il prefetto. E mentre il Pd romano affida a Fabrizio Barca un vero e proprio censimento di circoli e tessere, Marino ha scelto il giudice Alfonso Sabella come nuovo assessore alla Legalità e alla Trasparenza. Ieri il sindaco è andato al Csm per verificare le procedure per la nomina del magistrato.(m.b.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA