A Cascina Bella sono arrivati i primi maiali
BRESSANA BOTTARONE Nei giorni scorsi sono stati trasferiti nell'azienda agricola di Cascina Bella circa 450 maiali su un totale di 1.000 previsti: si tratta di scrofette e lattonzoli, ovvero tipi di suini con un peso inferiore ai 30kg. Dal loro arrivo l'amministrazione sta monitorando costantemente la situazione: un controllo su tutti i fronti, che va dall'analisi della documentazione consegnata dalla azienda San Francesco alle lettere di lamentela dei residenti contrari all'allevamento. Fin da subito infatti un nutrito gruppo di cittadini, che si è riunito in un comitato per la salvaguardia di Cascina Bella, si è detto preoccupato per la questione, proprio perché i maiali saranno allevati in uno stabile il cui tetto è costituito da 11mila metri quadrati di amianto. Le perplessità sono anche legate alla consapevolezza che l'allevamento intensivo produce danni all'ambiente circostante. Per questo il comitato si è mobilitato in una raccolta firme per impedire la permanenza dei suini, anche se si tratterebbe di una situazione momentanea dovuta al sovraffollamento dell'altro impianto in possesso della azienda. Il sindaco Maria Teresa Torretta ha spiegato che «l'allevamento, stando a quanto dichiarato dall'azienda, non sarà intensivo bensì sotto la soglia e le deiezioni degli animali saranno smaltite da una ditta nel piacentino; inoltre, nel caso in cui gli odori dovessero essere insopportabili o si dovessero verificare incongruenze con la normativa, l'amministrazione provvederà con opportune ordinanze. Abbiamo già contattato l'Asl, l'Arpa e la guardia forestale per garantire la massima sicurezza. Al momento però" continua il sindaco "tutto si sta svolgendo in modo regolare ed è un diritto dell'azienda poter allevare in quello stabile». Contrari all'affermazione sono diversi membri del comitato, i quali hanno indicato le linee guida della normativa regionale che vieta di allevare suini dove sono stati allevati in precedenza dei bovini, poiché si tratterebbe di un peggioramento e non di una riqualifica del territorio. Secondo loro, inoltre, l'amministrazione avrebbe potuto agire diversamente cercando di indurre lo smaltimento dell'amianto prima del collocamento degli animali. L'azienda San Francesco non si è ancora espressa in merito, dato ogni tentativo di mettersi in contatto con i responsabili ha prodotto esiti negativi. Marta Calatroni