l'opinione

(segue dalla prima pagina) Il loro incubo è che il futuro greco possa appartenere a Tsipras. Per il vero, oltre alla Grecia ad agitare i mercati vi sono preoccupazioni esterne al Vecchio continente. Come il fatto che anche l'Iraq, dopo l'Arabia Saudita, faccia il ribassista sul prezzo del petrolio (difesa delle proprie quote di mercato), visti i possibili effetti sia sulla stabilità finanziaria della Russia che dell'industria petrolifera occidentale; cui aggiungere in negativo il rallentamento di Pechino. Tuttavia, il "caso Grecia" pesa particolarmente perché, se un edificio ha debolezze strutturali (l'Euroarea le ha), basta poco a creare ansia. Qui un passo falso l'ha fatto l'attuale governo Samaras credendo di poter iniziare il 2015 senza la Troika (delle cui politiche, comunque, si può dubitare) e la sua, peraltro condizionata, assistenza finanziaria. Un'illusione prodotta da una fase "ottimistica" dei mercati finanziari ben disposti la primavera scorsa a comprare debito greco (sulla garanzia di una Atene nell'Euroarea): questo in ragione dei suoi rendimenti, certo migliori - un po' di più di rischio - di quelli minimi dei "paesi forti". Difatti, ad aprile Atene è riuscita a collocare i suoi bond in modo più che decoroso. Purtroppo, però, la meteorologia dei mercati finanziari è cangiante ed ora per la Grecia è tornato ad essere problematico fare a meno delle garanzia creditizia (con condizionamenti annessi). Ovvio, allora, che l'annuncio dell'anticipo delle elezioni presidenziali greche abbia scosso i mercati; e l'onda d'urto potrebbe riguardare tutto l'euro mediterraneo, Italia compresa. Ma per quale motivo anticipare le presidenziali greche? Paradossalmente, il governo di Samaras lo ha fatto per comprare tempo. Ossia per spostare di qualche mese le elezioni politiche e, conseguentemente, la possibile vittoria di Tsipras. Anche approfittando del fatto che i ministri delle finanze europei (l'Eurogruppo) hanno deciso di prolungare di altri due mesi l'assistenza finanziaria alla Grecia; nel senso che così il governo Samaras potrebbe presentarsi alla scadenza degli aiuti europei come l'esecutivo del divorzio, almeno pro tempore, del Paese dalla Troika e imbastire una linea di tenuta rispetto a Tsipras. Il guaio è che per i mercati ciò equivale ad incertezza, quindi si incendiano con ovvi effetti di trascinamento su altri, Penisola italica compresa. I timori riguardano il programma di Tsipras, che è ultra espansivo ma lascia sospeso il quesito - come d'altronde fanno tutti i programmi simili presenti in tutto l'euro mediterraneo - su come si finanzia. Qui i mercati temono passi più lunghi delle gambe; conseguenti rischi di perdite per default; e si coprono vendendo. Così torna a rischio per l'Euroarea. Finora a salvarla è bastata la volontà tutoria del presidente della Bce Draghi, ma in futuro? È la seconda volta che la Grecia ci ricorda i vuoti politici dell'Euroedificio; non è detto ce ne sia una terza. Ricordiamolo, per il bene anche del Belpaese. ©RIPRODUZIONE RISERVATA