Cesarini, dal mare al fiume il talento è azzurro Pavia

di Luca Simeone wPAVIA Sarzana, La Spezia, Viareggio, Sorrento, Savona. A parte una breve (e poco felice) parentesi a Prato, la sua carriera ha seguito un percorso via mare. Sarà per questo che anche a Pavia Alessandro Cesarini ha cercato l'acqua, decidendo assieme alla moglie Erica di andare a vivere in Borgo Ticino. «In mancanza del mare ho scelto di abitare vicino al fiume, siamo proprio in via Milazzo e ci piace molto. Anche se, quando il Ticino è uscito, ho dovuto mettere gli stivali per uscire di casa», racconta divertito. Per uno di Sarzana, d'altronde, l'acqua è elemento naturale. «E' stato un caso che abbia sempre giocato in città di mare, ma naturalmente fa piacere – dice il fantasista del Pavia – il mio sogno resta quello di aprire uno stabilimento balneare». A Pavia ci è arrivato questa estate, appena sbarcato dal viaggio di nozze (crociera nel Mediterraneo, manco a dirlo), e per accaparrarsi il suo talento il direttore generale Massimo Londrosi ha vinto un'agguerrita concorrenza. «Dopo aver saputo che Ninni (Corda, allenatore al quale Cesarini è molto legato, ndr) non sarebbe rimasto a Savona ho deciso di andare via. Ero del Parma, ma lì non avrei avuto la possibilità di giocare e ho preferito rescindere il contratto. Al ritorno dal viaggio di nozze ho esaminato tutte le proposte e ho scelto senza esitazione Pavia: il direttore mi ha chiamato tante volte, e anche mister Maspero ha insistito perché venissi. Le altre offerte arrivavano da squadre del girone A di Lega Pro e anche dall'estero: una dell'Hercules di Alicante, appena retrocesso dalla B spagnola ma con grande seguito, e un'altra dagli Emirati arabi,economicamente. Ma a 25 anni mi pare un po' presto per andare lì». Anche perché la bussola nei suoi trasferimenti non è stata mai il denaro («Con la situazione che c'è in Italia non è il caso di lamentarsi, e ho la fortuna di fare il lavoro che sognavo da bambino»). Anche a costo di pagare caro scelte dettate dal cuore. E di lasciare di stucco chi si chiede come mai questo funambolo con la palla incollata al piede non giochi in categorie superiori. «Ho fatto scelte sbagliate in momenti importanti – dice – nel 2010, dopo aver segnato con lo Spezia tre gol nella finale play off che ci portò in C1, un sogno per uno spezzino, Sampdoria e Parma mi volevano. Io ero legatissimo ai tifosi e alla curva, dove andavo da ragazzino, e l'allora direttore generale mi convinse a rimanere rifiutando piazze importanti, perché Samp e Parma mi avrebbero girato in B. Ma in estate lo Spezia prese tanti elementi di nome, che dovevano giocare, e io trovai meno spazio. Lasciare lo Spezia per me era difficile, ma andai in prestito a Viareggio dove feci bene. Però ogni anno, alla fine dei prestiti, non mi davano nemmeno la possibilità di andare in raduno e farmi notare dall'allenatore». Di qui la decisione, affettivamente dolorosa ma inevitabile, dell'addio allo Spezia: «Ma con i tifosi sono sempre in ottimi rapporti e ogni volta che segno in tanti si fanno sentire». Con la maglia dello Spezia, proprio l'anno della promozione in C1, fu anche avversario del Pavia, al quale sarebbe potuto arrivare tanti anni fa («Ero alla Sarzanese, in D, e il ds Zocchi mi voleva»). «Ci siamo incrociati spesso e ho sempre avuto una bella sensazione venendo a Pavia – dice – anche da avversario mi hanno sempre apprezzato. Ricordo un bel tifo, con quei tifosi nel parterre. Ma non c'era l'entusiasmo di adesso, che si sente fin dal riscaldamento». In tribuna Cesarini ha un gruppetto di tifosi speciali: mamma, zii e nonni, oltre alla moglie Erica. La nonna Eugenia, classe '28, assieme a nonno Libero, che è del '33, non vuole perdersi nemmeno una partita di Alessandro, anche in trasferta. «Non riesco a convincerla a stare a casa, vuole venire sempre e qui a Pavia ho comprato quattro abbonamenti – racconta Cesarini – la mia famiglia veniva spesso anche quando giocavo a Sorrento. Ora hanno comprato una macchina da sette posti per venire a vedermi. I miei, entrambi insegnanti di educazione fisica, sono separati da tanti anni, ma anche mio padre viene spesso. Io sono molto legato ai nonni materni perché ho vissuto parecchio con loro». La moglie Erica la conosce da piccolo: «Abitava a Follo, un paese vicino a Sarzana, giocava a pallavolo e anche a buoni livelli,finché ha scelto di seguimi». E al Cesarini giocatore cosa manca per fare un ulteriore salto verso categorie più importanti? «Forse la capacità di fare sempre le scelte giuste in campo – dice – ora però è più dura perché cominciano a conoscermi e mi marcano anche a uomo». E' tra i protagonisti di questo Pavia in vetta alla Lega Pro: «La rivale resta il Novara,più dell'Alessandria con cui all'andata è volata qualche parola di troppo. Aspettiamo tutte e due qui, al Fortunati». ©RIPRODUZIONE RISERVATA