Violenze sulla nipote, assolto lo zio

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA I primi sospetti sei anni fa quando una ragazzina, all'epoca tredicenne, racconta a scuola di attenzioni morbose che sarebbe stata costretta a subire dallo zio paterno. Da quel racconto, raccolto dalle insegnanti, scaturisce un'indagine della Procura di Pavia che porta sul banco degli imputati, con l'accusa di violenza sessuale aggravata dal legame di parentela, lo zio, un muratore di 55 anni, sposato e con figli. Una vicenda processuale lunga e complessa che ieri si è chiusa con una sentenza di assoluzione, perché il fatto non sussiste, pronunciata dal collegio del Tribunale di Pavia (presidente Cesare Beretta, giudicei a latere Luigi Riganti e Raffaella Filoni). Il pubblico ministero, nella scorsa udienza, aveva chiesto per l'uomo la condanna a 7 anni di reclusione. Ieri, dopo la lettura della sentenza, moglie e figlia del muratore sono scoppiate in lacrime e hanno abbracciato il difensore, l'avvocato Orietta Stella, che nella sua arringa aveva evidenziato come, a suo giudizio, non vi fossero prove delle pesanti accuse se non i racconti di altre persone che avrebbero raccolto le confidenze della giovane. «Mio marito sembra invecchiato di 20 anni, si è chiuso in se stesso – racconta la moglie fuori dall'aula di udienza –. Abbiamo vissuto anni terribili, additati come la famiglia dell'orco. Lui in questi anni ha pensato solo a lavorare per garantirci di che vivere, nel timore di doverci lasciare sole se fosse stato condannato». La giovane, che oggi è maggiorenne e pare si sia stabilita a Milano, era entrata nella famiglia dello zio dopo la morte del padre. Il Tribunale dei minori l'aveva tolta alla madre, che non era in grado di assisterla, e l'aveva affidata agli zii paterni. Quando si era trasferita da loro era poco più che una bambina, aveva dieci anni. In casa c'era anche un'altra ragazza, la figlia. E all'inizio le cose andavano bene. Tra la bambina e la zia era nato anche un forte legame di affetto. Ma con lo zio erano cominciati i dissapori. E, secondo i racconti della ragazzina, l'uomo avrebbe cominciato a manifestarle attenzioni morbose, con richieste indecenti, a cominciare dal 2005 quando i due si trovavano in casa da soli. Le presunte violenze, secondo la Procura, sarebbe proseguite fino al marzo del 2009. Ieri però il collegio ha accolto la richiesta della difesa e ha assolto l'imputato.