«Pavia ha fame di lavoro e di aiuti»
di Linda Lucini wPAVIA «Oggi nel nostro territorio vi è fame di accoglienza reciproca, ma anche di quella dignità che nasce dal lavoro». Monsignor Giovanni Giudici lo dice dall'alto del pulpito ligneo che la Cattedrale dei pavesi ieri ha ritrovato in tutto il suo splendore. Il vescovo si rivolge alla città che ha riempito il Duomo fin nelle navate laterali, guarda le prime file con il sindaco Massimo Depaoli e il presidente della Provincia Daniele Bosone, e subito rivolge un pensiero a Elena Madama e una preghiera per la sua guarigione. Poi l'invito alla città a fare di più per gli altri e l'accusa: «C'è scarso spirito di solidarietà tra di noi, l'attitudine a chiuderci su noi stessi, impediti a uscire dalle sicurezze di cui ci sembra di essere ricchi, e dalle povertà, che ci fanno insicuri e incerti di fronte ad ogni dialogo, ad ogni incontro, ad ogni novità». Il monito del vescovo arriva dal pulpito tra la folla dei fedeli in silenzio, tra le dame della Croce rossa, i cavalieri dell'Ordine di Malta con i loro mantelli, i devoti al Senor de los Milagros con i loro abiti blu. Per monsignor Giudici la strada dei «discepoli di San Siro» è quella della condivisione «a partire dal poco che ciascuno di noi può dare». E dal pulpito dà anche qualche piccolo consiglio: «Vivere la dimensione di incontro e di dialogo nella famiglia. Proporsi di attuare una vita di vicinato attenta e disponibile ai bisogni dell'altro. Avere gratitudine, rispetto, attenzione per la vita religiosa. Vivere la città come un patrimonio che devo condividere con gli altri, che è spazio comune. Avere attenzione alle relazioni tra datori di lavoro e lavoratori, che oggi portano talvolta a contratti di solidarietà, strumento che permette di evitare gli esuberi, distribuendo sulla collettività la riduzione di lavoro». E, nella memoria di San Siro, il vescovo chiede ai fedeli di tentare una condivisione che offra occasioni di lavoro: «E' un piccolo dono che possiamo fare, ciascuno di noi: dieci euro. L'abbiamo chiamato "Compralavoro". Questa somma ottiene, attraverso l'accordo con imprese sensibili, e il meccanismo dei buoni lavoro o voucher, di offrire un'ora di lavoro retribuito, sicuro, formativo».