Vendita farmacia, veleni sulla parentela
LARDIRAGO E' andata deserta la gara per la vendita della farmacia comunale di cui, per il 60%, è proprietario il Comune. Era di 1milione e 200mila euro la base d'asta, prezzo che sarà soggetto a ribasso nella prossima gara. Il sindaco Mirella Facchin fa sapere che «non sono pervenute offerte, nonostante ci siano stati interessamenti». Ma la minoranza, da sempre contraria alla vendita di un bene che "dà utili", getta ombra sull'intera operazione e ricorda «il vincolo di parentela che potrebbe esserci tra un dipendente della farmacia e un consigliere comunale di maggioranza». La consigliera in questione è Angela Anchelita Comini, madre della dottoressa Tavazzani che però, sostiene il sindaco, «non avrebbe nessuna intenzione di acquistare». «Ma ha la possibilità di esercitare il diritto di prelazione – ribattono i consiglieri d'opposizione Gianluca Astori e Silvia Pelizza -. E' previsto nel bando e potrebbe costituire un deterrente per chi è interessato all'acquisto». «E' un diritto che viene riconosciuto ai dipendenti, ma sappiamo che entrambi i farmacisti non hanno intenzione di esercitarlo – chiarisce Facchin -. E' evidente che la minoranza pone questioni capziose». Secondo invece i consiglieri Astori e Pelizza la vendita della farmacia costituisce un impoverimento del patrimonio comunale. «Stiamo parlando di un'attività che nel 2013 aveva un utile di 925mila euro – insistono i consiglieri – e che, nell'ultimo anno, ha fatto registrare un attivo di circa 6mila euro. E' poi anomalo che il privato abbia dato mandato al pubblico di vendere la propria quota». «Il nostro timore – aggiunge Pelizza - è anche che venga svenduta. Non va dimenticato che l'amministrazione continua ad aumentare le tasse, mettendo in difficoltà le famiglie». Il sindaco Facchin sottolinea che «l'affitto continuerà ad arrivare nelle casse del Comune». E precisa: «Vendiamo la farmacia, non i muri. Avevamo deciso di cedere il bene perché lo imponeva la legge, in quanto obbligava gli enti a vendere le partecipate quando uno degli ultimi tre bilanci risultava in rosso, come lo era quello del 2009. E poi esiste una pregressa situazione economica da risanare, debiti fuori bilancio e mutui a cui far fronte che rendono indispensabile vendere per poter abbassare le tasse ai cittadini. Si tratta di un'operazione necessaria per risollevare le sorti del Comune. E' inutile che si obietti che continuiamo a guardare indietro, purtroppo il passato incide pesantemente sul presente e sulle scelte di questa amministrazione . Dobbiamo vendere, altrimenti Lardirago non ce la farà». La minoranza però sventola una delibera del Consiglio del dicembre 2012 e ricorda che «tutti i consiglieri di maggioranza presenti avevano votato». «Non sembra che si sia tenuto conto del legame di parentela – sottolinea Pelizza – e resta il fatto che i dipendenti non hanno rinunciato al diritto di prelazione. Ma vorremmo sapere anche se corrisponde al vero il fatto che l'amministrazione intende procedere a trattativa privata se il bando andrà deserto». Stefania Prato