Peculato sui fondi Voghe Ascagni respinge l'accusa

VOGHERA Roberto Ascagni si confessa «stanco e malato». Stanco di dover rispondere alla giustizia per i presunti reati legati alla conduzione di una società, il Voghera calcio, «che ho salvato per due volte dal fallimento, per la quale ho sborsato di tasca mia 250mila euro e che ho venduto con regolare atto notarile a persone dalle quali attendo ancora di essere pagato». L'ultima tegola sull'ex presidente rossonero è un'accusa di peculato, legata a un finanziamento di 30mila euro concesso nel 2008 dal Comune di Voghera per la sistemazione del manto erboso dello stadio Parisi. Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza e della procura (che ha chiesto il rinvio a giudizio di Ascagni, con udienza preliminare slittata al 7 maggio 2015), solo parte di quella somma, circa 17mila euro, venne effettivamente spesa per i lavori al prato, mentre il resto fu utilizzato in altro modo, forse anche per pagare i calciatori. «Le cose stanno in maniera diversa – ribatte l'assicuratore vogherese – al 30 giugno 2009, quando chiusi il mio ultimo bilancio da presidente, alla ditta Ferrari che si occupava della manutenzione del campo erano state liquidate fatture per circa 25mila euro. Su quello che è accaduto dopo quella data, io non rispondo e certi chiarimenti sarebbe bene che venissero sollecitati a chi ha preso in mano le redini della Voghe dopo di me». Nel frattempo, il Comune di Voghera ha rinunciato a costituirsi in giudizio nel procedimento penale contro Ascagni. Il provvedimento firmato dal capo dell'ufficio legale, Maurizia Codevilla, chiarisce che tale decisione, «non pregiudica l'eventuale promozione di una causa civile nei confronti dell'imputato per il risarcimento dei danni (eventualmente) subiti dall'ente». (r.lo.)