Pensioni, quattro su dieci sotto i mille euro al mese

ROMA Oltre il 41% dei pensionati ha un reddito da pensione inferiore a mille euro al mese: è quanto risulta dal Rapporto Istat su trattamenti pensionistici e beneficiari 2013 nel quale si sottolinea come la percentuale salga al 50,5% tra le donne. La spesa complessiva nell'anno è aumentata dello 0,7% rispetto al 2012 (arrivando a 272,7 miliardi di euro) portando la percentuale sul Pil al 16,85%. La fotografia dell'Istat evidenzia anche una rapida tendenza al ribasso delle pensioni, che registrano quelli che possono essere considerati i primi effetti della riforma Fornero. I nuovi pensionati (coloro che hanno iniziato a percepire l'assegno nel 2012) sono 559.634 e in media hanno un reddito di 13.152 euro, più basso di quello della media dei pensionati sopravviventi nell'anno (16.761 euro, ma molti di loro cumulano più pensioni) ma soprattutto inferiore ai nuovi pensionati 2012 di circa 900 euro. Questo può essere spiegato proprio come un effetto della legge Fornero: il 2013 è il primo anno di entrata in vigore reale del provvedimento (nel 2012 sono usciti ancora coloro che beneficiavano delle vecchie regole e della finestra mobile) e sono diminuite in modo consistente le pensioni di vecchiaia (nelle quali sono inserite anche i trattamenti di anzianità), passate da 316.000 a 245.000. Poichè queste ultime sono le pensioni con gli importi più consistenti (oltre 16.000 euro annui medi di importo a fronte degli 8.439 degli assegni di invalidità, degli 8.408 di quelli ai superstiti e dei 4.899 di quelli di invalidità civile) la media degli importi annui percepiti dai neo pensionati si è abbassata notevolmente. L'Istat segnala anche che il 47,8% delle pensioni è erogato al Nord (per il 50,6% della spesa), il 20,5% al Centro (per il 21,4% della spesa) e il 31,8% nel Mezzogiorno (per il 28% della spesa). Circa un quarto dei pensionati ha meno di 65 anni mentre il 51% ha tra i 65 e i 79 anni. Intanto ieri il ministro della Pa Marianna Madia, ha firmato una circolare che vieta di conferire «incarichi di studio e di consulenza, incarichi dirigenziali o direttivi, cariche di governo nelle amministrazioni e negli enti e società controllati» ai pensionati, di ogni tipo. Per il ministero l'obiettivo è quello di evitare un prolungamento del rapporto di lavoro volto ad «aggirare di fatto lo stesso istituto della quiescenza», ovvero la pensione, bloccando così l'accesso alle nuove generazioni. Non si tratta, tiene a sottolineare palazzo Vidoni, di misure orientate «a introdurre discriminazioni nei confronti dei pensionati, ma ad assicurare il fisiologico ricambio» in modo da garantire un «ringiovanimento del personale».