Definitive le tre condanne per la violenza di gruppo

VOGHERA Ormai per la giustizia non ci sono più dubbi sulla colpevolezza dei tre vogheresi accusati di violenza di gruppo su una ventenne toscana. La sentenza pronunciata nella tarda serata di martedì dalla terza sezione penale della Corte di Cassazione chiude la vicenda, almeno dal punto di vista processuale, confermando in modo definitivo le condanne inflitte in appello: dieci anni e dieci mesi di reclusione all'idraulico Maurizio Paraventi, sei anni e otto mesi a Valter Vezza, quattro anni e quattro mesi al figlio Alessandro; riconosciuto anche un risarcimento danni di 30mila euro alla persona offesa. Un verdetto che significa la permanenza in carcere dei tre imputati, arrestati dai carabinieri nella notte tra il 26 e il 27 aprile 2012, subito dopo i fatti (Paraventi è detenuto a San Vittore, i due Vezza a Torre del Gallo). Pienamente soddisfatta la parte civile, rappresentata in aula dall'avvocato Marcello Lugano: «Giustizia è fatta – dichiara il legale – i tre gradi di giudizio hanno dimostrato dov'era la verità». L'impianto accusatorio si reggeva, sostanzialmente, sul racconto della ragazza e sugli elementi probatori emersi dalle indagini di carabinieri e procura. La difesa (l'avvocato Gianfranco Ercolani per Paraventi, i colleghi Sara Bressani e Igor Dante per i Vezza) ha tentato vanamente di farlo crollare nei diversi gradi di giudizio, insinuando dubbi sull'attendibilità della versione della ventenne e sulla stessa tenuta dei riscontri investigativi. Ma i ripetuti assalti non hanno aperto brecce significative nel muro, al di là del lieve sconto delle pene ottenuto in appello. E la Cassazione ha inferto l'ultimo colpo, negando il rinvio degli atti a un nuovo processo d'appello, per il quale era già pronta una lista di testimonianze inedite. Fine della partita, dunque? Non proprio. Perchè resta l'attesa per la pronuncia sull'eccezione di incostituzionalità che, se accolta, mitigherebbe la condanna di Paraventi. E poi c'è tutto il capitolo delle carcerazioni. La libertà condizionale di Vezza junior, attraverso l'affidamento in prova ai servizi sociali, potrebbe non essere troppo lontana. (r.lo.)