Due anni al rapinatore della Popolare
ROBBIO Incastrato dal dna recuperato sull'elastico di una cartella portadocumenti, dimenticata nella sala delle cassette di sicurezza dopo la rapina. Ieri Carmelo Sole, 39 anni, imprenditore edile originario di Siracusa ma residente in provincia di Torino, è stato condannato a due anni di reclusione per quel colpo messo a segno il 19 luglio del 2011 alla Banca Popolare di Novara, fruttato a lui e ai suoi tre complici 34mila euro. Sole ha chiesto il di essere processato con rito abbreviato dal giudice dell'udienza preliminare Erminio Rizzi. Il pubblico ministero Paolo Mazza ha chiesto la condanna a due anni per il rapinatore venuto dal Piemonte, coinvolto in altri colpi, anche nel pavese, in cui era stata utilizzata la stessa tecnica. Fingersi cliente per aprire la strada ai complici che, armati e con i volti coperti da passamontagna, svuotavano poi cassaforte e cassette di sicurezza degli istituti di credito. Ma il 19 luglio Carmelo Sole ha commesso una fatale dimenticanza. Grazie a quella cartella abbandonata gli investigatori hanno ricavato il dna e sono risaliti alla sua identità. Sole si trovava già in carcere dal 2012, con l'accusa sempre di rapina, messa a segno in una banca di Garlasco. Durante la rapina nel 2011 a Robbio i banditi avevano legato quattro impiegate mani e piedi con fascette di plastica, le avevano rinchiuse dentro il caveau e poi avevano portato via 34.000 euro. Uscendo dalla banca, una cliente era stata costretta dai banditi a salire su un'auto parcheggiata poco distante. Durante il tragitto le era stato preso il telefono cellulare: l'avevano liberata solo quando i banditi avevano raggiunto il comune di Casalino. I rapinatori le avevano intimato di tacere, minacciando la sua famiglia. (m.g.p.)