Vidigulfo, caso rimborsi per depurazioni inesistenti
VIDIGULFO Un tesoretto di circa 543mila euro. A tanto ammonta la quota che il Comune ha incassato dai cittadini che, per anni, in bolletta avevano pagato gli oneri legati all'impianto di depurazione. Impianto che manca a Vidigulfo, come in altri 31 Comuni della provincia di Pavia e che ora verrà realizzato a carico di Pavia Acque. Adesso l'ente comunale dovrà restituire circa 100mila euro ai residenti che lo scorso fine settembre avevano presentato domanda di rimborso. Ma se per la minoranza «andrebbe restituito tutto il denaro, ripartendolo anche tra gli utenti che non avevano fatto richiesta» per l'amministrazione «bisognerà attendere di conoscere da Pavia Acque l'esatto importo da rimborsare, prima di decidere come impiegare la somma». L'opposizione però insiste e intende avviare una petizione per «chiedere all'amministrazione di restituire gli oneri di depurazione». Oneri che sono stati versati fino al 2008, quando una sentenza della Corte Costituzionale dichiarava illegittima la norma che obbligava a pagare un tributo per un impianto di depurazione inesistente. «Le quote – precisa il capogruppo di minoranza Fabio Chiocchetti - erano state pagate dai cittadini nella bolletta e il gestore del servizio idrico destinava quelle somme agli enti comunali per costituire un fondo per la costruzione del depuratore, entrate che però non erano spendibili, ma vincolate alla sola costruzione dell'impianto». Così, negli anni, il Comune ha accumulato circa 543mila euro che adesso non serviranno più alla realizzazione del depuratore. «Il Comune non dovrà quindi sostenere alcuna spesa, per questo riteniamo che dovrebbe restituire le quote ai cittadini, anche a coloro che non avevano presentato richiesta di rimborso, possibilità che è andata prescritta – sostiene Chiocchetti –. Invece la gestione dei rimborsi dei canoni non è stata affrontata dagli amministratori che, anzi, si sono ben guardati dal pubblicizzare fra i residenti la possibilità di ottenere i rimborsi. Politicamente parlando è scandaloso che l'amministrazione non abbia fatto conoscere in modo capillare questa possibilità. Vero è che i soldi non rimborsati andranno a finanziare spese comunali, ma anche vero che i cittadini avrebbero voluto scegliere se tenersi i soldi o lasciarli nelle casse municipali. Il consigliere Mortaruolo, nell'ultimo Consiglio, aveva chiesto al sindaco di disporre in autotutela la restituzione anche a chi non avesse presentato domanda, ma il primo cittadino non ha neppure risposto». Il sindaco Pietro Sfondrini invita la minoranza ad «occuparsi di altro». E precisa: «Sindaco e assessori non si intascheranno nulla, stiamo decidendo come disporre della somma». Il vicesindaco Andrea Galbarini fa sapere che lo scorso 20 novembre ha scritto a PaviaAcque e ad Asm per sapere esattamente l'ammontare della cifra da rimborsare. «Ci è stato risposto che ancora non si conosce, per cui a bilancio sono stati inseriti 100mila euro – spiega Galbarini -. Una volta che si saprà con esattezza l'entità della somma, stabiliremo come impiegare al meglio i 443mila euro. La legge stabilisce che gli oneri vengano restituiti solo a chi ha presentato richiesta di rimborso, ma stiamo pensando di prevedere sconti in bolletta o un alleggerimento sui tributi locali, una scelta tecnica e politica che valuteremo solo in seguito. Le considerazioni del consigliere Chiocchetti sono congetture basate su sue interpretazioni personali e non su dati certi». In provincia di Pavia, secondo un calcolo dell'Ato, la cifra pagata in più ammonta a circa 250milioni. Stefania Prato