Rive del Po, i segreti di una storia millenaria

PAVIA Il tour di presentazione del libro "Rive del Po. Storie e Vicende del Po nel Lodigiano Pavese e Piacentino" prosegue oggi alle 18 alla Nuova Libreria Il Delfino con un incontro, organizzato dal Fai, che vedrà l'autore Gabriele Pagani dialogare con Adalberto Piazzoli (ingresso libero). Al centro della ricerca di Pagani, la storia millenaria del Po, nel tratto tra la confluenza del Ticino, presso Pavia e Piacenza, attorno all'area della confluenza con l'Adda, con particolare attenzione al fascino della golena e della vita di fiume. Durante la presentazione saranno proiettate anche delle diapositive per raccontare tutte le vicende del Basso Pavese dalla preistoria ai giorni nostri. Al termine, al costo di 12 euro, ci sarà un apericena al bar Loft 10, a cura di Anga- Giovani di Confagricoltura (per prenotazioni: faigiovani.pavia@fondoambiente.it). Pagani, questo libro come nasce? «Una decina di anni fa, un anziano maestro di Costa de Nobili mi fece avere un manoscritto sulla sua giovinezza in riva al Po e per la prima volta capii che cosa era il "mal di Po". Ma, soprattutto, mi accorsi del fatto che stava scomparendo un mondo, quello della golena, ovvero il microcosmo peculiare di quella striscia di terra tra gli argini e il corso sinuoso del fiume. Era l'argine maestro, il confine di quel mondo, e mentre le cascine in golena stavano crollando, con loro stavano abbandonando il Po gli antichi abitatori con tutta la sapienza di secoli di vita di fiume, senza lasciare traccia. Così ho deciso di salvare questo mondo nella memoria". Qual è il "fascino della golena"? «A chi lo guarda ora dall'alto, il Po probabilmente non trasmette particolari sensazioni, ridotto com'è ad un corso d'acqua relativamente modesto, molto simile a uno di tanti fiumi bacinizzati d'Europa. Ma il passato è diverso. La sua posizione tra le Alpi e gli Appennini ne fa un fiume unico in Europa e in questo lungo e bellissimo viaggio nella storia del Po un aspetto emerge sopra gli altri: le sue rive erano abitate da antiche popolazioni oltre 3000 anni fa». Dunque? «Vien da chiedersi come queste popolazioni potessero essere presenti nelle depressioni di Badia Pavese o Chignolo Po, o Calendasco, eppure i ritrovamenti di anfore, necropoli e oggetti ornamentali in bronzo cesellato risalenti a molti secoli prima della fondazione di Roma, non possono mentire. Insomma: siamo proprio sicuri che la storia del Po inizi con la conquista romana o nei secoli immediatamente precedenti?» (m. piz.)