Assolto l'ex rais Mubarak: «Me l'aspettavo»
IL CAIRO «Hosni Mubarak non doveva essere processato». Il verdetto del giudice Mahmud Kamel al Rashid cade come una pietra tombale sulla primavera egiziana del 2011, scatenando la protesta di alcune centinaia di persone che in serata hanno tentato di raggiungere il luogo simbolo di piazza Tahrir. Dopo un lancio di lacrimogeni da parte della polizia, a sera testimoni hanno raccontato di spari «veri» delle forze dell'ordine che hanno provocato una fuga precipitosa dai ponti sopra il Nilo: almeno un morto e 70 arresti fra i manifestanti. L'ex rais, condannato all'ergastolo in primo grado nel 2012, è stato prosciolto dalle accuse per la morte dei manifestanti nei giorni della rivolta. Assolti il suo ministro dell'Interno, Habib el Adly, e altri sei responsabili della sicurezza. Assoluzione per Mubarak e i figli Alaa e Gamal dalle accuse di corruzione, tra cui la vendita di gas a Israele in cui è coinvolto anche l'uomo d'affari Hussein Salem, rifugiato in Spagna. La sentenza favorevole al «faraone» era nell'aria da giorni, ed è stata accolta in aula dagli applausi e dagli abbracci degli avvocati e dei fedelissimi. Mubarak ha assistito sereno, seduto nella gabbia degli imputati - occhiali scuri e capelli tinti di fresco, in apparenti buone condizioni di salute - alla lunga premessa del giudice che in aula ha mostrato il faldone di 1.430 pagine, una mole di documenti che il 27 settembre aveva costretto la corte a rinviare a ieri la sentenza. «Sono 239 i manifestanti uccisi in diversi governatorati e 1.588 i feriti», ha spiegato il magistrato, anche se le cronache di quei giorni parlano di oltre 800 dimostranti uccisi. «Accetterò qualunque sentenza», aveva detto l'ex rais entrando nell'accademia di polizia che ospita il processo. «Me l'aspettavo, non ho mai ordinato di sparare. Finalmente il verdetto ha provato che non ho commesso reati», ha commentato una volta prosciolto al telefono con una tv dalla stanza d'ospedale dove deve comunque finire di scontare una condanna di 3 anni per la distrazione di fondi pubblici destinati ai restauri del palazzo presidenziale. La procura generale sta comunque valutando il ricorso in Cassazione. Partite in sordina le proteste degli anti-Mubarak sono cresciute in serata con circa 700 manifestanti che hanno tentato di arrivare a Tahrir, chiusa dalle forze dell'ordine, con slogan come «morte a Mubarak» e «abbasso i militari». È stata la coalizione «anti-golpe» con i giovani dei Fratelli musulmani a lanciare un appello a raggiungere in strada «i rivoluzionari e le famiglie dei martiri» della rivolta del 2011. I pro-Morsi - ormai decimati dagli arresti - avevano indetto manifestazioni di massa contro l'attuale presidente al Sisi e per «l'identità islamica», ma senza riuscire a mobilitare le masse.