Stabilità: tripla fiducia, resta il nodo fiscale
ROMA La Camera vota la fiducia al governo sulla legge di stabilità. I deputati si sono trovati di fronte a tre votazioni distinte su altrettanti articoli in cui il provvedimento è stato spacchettato, assicurando già nelle prime due richieste il pieno sostegno al governo (il terzo voto è atteso in tarda serata). Oggi Montecitorio si troverà di nuovo riunito per dare il via libera al testo in sè, così come modificato dalla Commissione Bilancio. Dalla prossima settimana il testo approderà dunque al Senato dove sono ancora molti i nodi da sciogliere. Innanzitutto la partita fiscale, dagli aggiustamenti sull'Irap a quelli sui minimi e le partite Iva. Il governo dovrà inoltre prendere una decisione sulla tassazione dei rendimenti dei fondi pensione e della rivalutazione del Tfr. La questione, alquanto spinosa e tuttora irrisolta, è stata rimandata al Senato proprio per avere più tempo di analisi e di confronto tra chi all'interno dell'esecutivo (e soprattutto a Palazzo Chigi) vorrebbe mantenere l'aumento previsto dal ddl così com'è, cioè al 26%, e chi invece, considerando i fondi pensione non come una rendita ma - appunto - come un trattamento previdenziale, punterebbe ad attutire l'incremento. Sul tavolo c'è poi il nodo casa. Ncd continua a farne uno dei suoi cavalli di battaglia, chiedendo a gran voce, e in alcuni casi promettendo, una risistemazione dell'attuale sistema di tassazione. Il governo è fortemente intenzionato a raggiungere una semplificazione distinguendo nettamente, con la local tax, i due livelli di tassazione: comunale e centrale. L'accorpamento di Imu e Tasi porterebbe infatti con sè anche un trasferimento ai Comuni del gettito Imu sugli immobili di categoria D (i capannoni) e allo Stato dell'addizionale Irpef, che andrebbe così a «ricongiungersi» con l'imposta sul reddito. Un fattore questo tecnicamente complesso, considerando soprattutto il fatto che nelle intenzioni del governo la nuova tassa dovrà essere introdotta ad assoluta parità di gettito, non facendo quindi pagare agli italiani nemmeno un euro in più. Per le aliquote dovrebbe essere previsto un range compreso tra il 2,5 e il 5 per mille per la prima casa e tra l'8 e il 12 per mille sulla seconda. Per le detrazioni si partirebbe invece da 100 euro. Intanto però il tassello più importante della semplificazione del fisco, cioè la dichiarazione precompilata sulla quale tanto punta Renzi, sembra già a rischio. La consulta dei Caf infatti (una settantina di società sulle poco più di 90 che operano in Italia) lancia infatti l'allarme («se non sappiamo neanche i nostri compensi non possiamo andare avanti»). E certo la legge di stabilità in questo momento non aiuta, considerato il ridimensionamento, per quanto ridotto rispetto all'ipotesi iniziale, dei finanziamenti ai patronati.