Il Papa: «Stessi diritti per musulmani e cristiani»

di Fiammetta Cupellaro wROMA «È fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri». È davanti alle autorità turche riunite alla "Dyanet", il dipartimento islamico dipendente dal governo, che papa Francesco ha lanciato ieri il suo appello, l'ennesimo, al dialogo interreligioso, alla difesa dei diritti umani, la pace in Medio Oriente, la persecuzione delle minoranze cristiane e alla solidarietà mondiale perché soccorra i due milioni di profughi che fuggono dal terrorismo dell'Is. Quello iniziato ieri per papa Francesco è il sesto viaggio apostolico e forse il più delicato. Una visita di Stato che ha rischiato più volte di saltare. Era stato il capo della Chiesa ortodossa, il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I a marzo ad invitare papa Bergoglio in Turchia. Ma lunga è stata l'attesa per ottenere dal presidente Recep Tayyip Erdogan il via libera. Era arrivata perfino la richiesta al Vaticano, da parte di un diplomatico turco, di leggere in anticipo i discorsi del Pontefice. Ovviamente respinta. Finalmente Bartolomeo I e Francesco si incontreranno oggi ad Istanbul nel palazzo Patriarcale. Prima, il Papa visiterà il museo di Santa Sofia e la moschea di Sultan Ahmet, poi parteciperà ad una preghiera ecumenica nella chiesa patriarcale di San Giorgio. Infine, Francesco e Bartolomeo I avranno un incontro privato. «La confidenza intima che abbiamo con papa Francesco è senza dubbio un propulsore verso l'unità. Questo incontro apre una prospettiva nuova nel dialogo cattolico-ortodosso» ha detto il patriarca che ha sottolineato quanto importante sia che «le voci delle Chiese cristiane siano in armonia. I cristiani uniti devono parlare un'unica voce contro il nemico comune del fanatismo». Ieri, papa Francesco ha invece incontrato ad Ankara i responsabili del governo turco e varcato la soglia del gigantesco Palazzo Presidenziale. Bergoglio è la prima personalità internazionale ad essere invitato nella dimora che Erdogan ha voluto per celebrare se stesso: mille stanze e 350mila metri quadrati all'interno di una riserva naturale protetta. Francesco ha insistito sulla necessità di difendere la libertà religiosa e di espressione perché solo «per questa strada si possono superare i pregiudizi e i falsi timori e si lascia spazio alla stima» ha aggiunto il Papa al quale Erdogan aveva espresso «preoccupazione per la rapida crescita dell'islamofobia». Papa Bergoglio ha poi allargato lo sguardo al Medio Oriente, che «è da troppi anni teatro di guerre fratricide, che sembrano nascere l'una dall'altra, come se l'unica risposta possibile alla guerra e alla violenza dovesse essere sempre nuova guerra e altra violenza. Per quanto tempo dovrà soffrire ancora il Medio Oriente a causa della mancanza di pace?», si è chiesto il Papa, rilevando che «in Iraq e Siria la violenza terroristica non accenna a placarsi e si registra la violazione delle più elementari leggi umanitarie nei confronti dei prigionieri e di interi gruppi etnici, specialmente cristiani e yazidi». Nel suo intervento, Francesco ha parlato anche dello Stato Islamico, quando ha chiesto di «bandire ogni forma di fondamentalismo e di terrorismo, che umilia gravemente la dignità di tutti gli uomini e strumentalizza la religione». E ad Erdogan che ha attribuito al presidente Bashar al Assad la responsabilità del «terrorismo di Stato» che sta devastando la Siria, il Papa ha condiviso un punto del suo ragionamento: la Turchia da sola non può far fronte alla pressione dei profughi in arrivo dall'Iraq e dalla Siria. La Comunità internazionale deve aiutarla. Ha poi fatto intendere il suo dispiacere per non aver potuto inserire nel suo programma l'Anatolia, considerata la culla della Chiesa con la casa di Maria. Oggi il cuore del viaggio del Pontefice: l'incontro con Bartolomeo I che dirà al mondo quanto sono uniti i due capi delle Chiese cristiane ed ortodosse contro tutti i fanatismi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA