LA GIORNATA contro la violenza

PAVIA Scarpette rosse, letture ad alta voce, striscioni degli studenti dei licei Foscolo e Cairoli per le strade del centro città. E poi palloncini, sempre rigorosamente rossi, lanciati dai ragazzi dell'Ipsia. Pavia ieri si è mobilitata nella Giornata internazionale contro la violenza alle donne. Perché i numeri del Centro antiviolenza LiberaMente fanno sapere che sono 1647 le donne che in provincia, dal 2009 ad oggi, si sono rivolte alla cooperativa onlus di corso Garibaldi. I dati si riferiscono ai percorsi attivati, quelli che riguardano le donne che hanno avuto accesso all'assistenza legale e psicologica. I contatti, le telefonate ricevute dai 10 operatori del Centro, che in media sono di un paio al giorno, parlano di un "male" ben più grande e profondo. Senza contare il sommerso. Nella casa rifugio ad indirizzo segreto, che hai sei posti letto, nel 2014 sono state accolte tre donne, un'italiana e due straniere, e sei minori. I percorsi attivati nel 2013, spiegano da LiberaMente, sono stati 315, il 63% riguarda donne italiane, il 37% migranti. Nel 2014 (ad oggi) sono stati 309, di cui 61% italiane, 39% migranti. Il 50% di loro risulta sposata, 21% nubile, 12% convivente, 3% divorziata, 13% separata. L'83% ha figli, «in media si tratta di bambini e ragazzi che frequentano le scuole primaria e secondaria di primo grado», dicono Paola Tavazzi e Francesca Salvini del Centro. Sono infatti 337 i giovani coinvolti di cui 251 minorenni. Bambini che assistono o che sono essi stessi vittime di maltrattamenti. Perché si annida in casa la violenza. Per il 43% dei casi gli autori delle violenze sono i mariti, per il 17% i conviventi, 10% fidanzati, 11% ex mariti, 5% ex conviventi, 4% ex fidanzati. Ma per il 7% la violenza arriva dai figli e solo per il 2% da amici e conoscenti. L'1% da sconosciuti. E al Centro di corso Garibaldi il 20% delle donne viene indirizzato dalle forze dell'ordine, il 15% dalle assistenti sociali, mentre il 18% arriva dall'Associazione di donne-altre donne. E il 7% viene segnalato dal pronto soccorso e dai medici di base. «I numeri sono in crescita, frutto di un lavoro di rete portato avanti con le istituzioni e della costituzione di un tavolo permanente provinciale. Esiste anche un progetto regionale che ha attivato la reperibilità telefonica 24 ore su 24 che ora è sperimentale ed è rivolto al personale sanitario del pronto soccorso del policlinico San Matteo e dell'ospedale civile di Voghera perché segnalino casi di violenza. Si tratta di una progettazione sperimentale prevista fino a maggio». Il 75% delle donne subisce violenze fisiche. Ma c'è anche il dolore psicologico, una lesione continua che magari si fatica a percepire ma che corrode la mente e l'anima. E qui la percentuale svetta al 95%. Mentre per il 47% la violenza è economica e il 18% è vittima di stalking. «Nella maggior parte dei casi – precisano – si tratta di più forme di violenza subita in modo congiunto. Chi si rivolge al nostro Centro viene seguito passo in un percorso per uscire da questo tunnel». Un tunnel in cui il 32% dichiara di esserci entrata da più di cinque anni, il 24% da circa 5 anni e il 25% da quasi tre. L'11% ha detto basta dopo meno di un anno. «L'obiettivo è creare una rete di protezione nei confronti delle donne che hanno molte difficoltà a dichiarare il proprio bisogno di aiuto – dice Paola Tavazzi - . Il fenomeno della violenza domestica è antico e molto complesso e sono fondamentali le azioni messe in campo dalle istituzioni». L'identikit degli uomini che maltrattano mostra che il 57% è di nazionalità italiana, il 6% proviene dall'Unione Europea, il 34% da Paesi extra europei ed è munito di permessi di soggiorno. Per le situazioni più difficili, il Centro ha messo a disposizione la casa rifugio, riaperta nel 2010 dopo essere stata chiusa per alcuni anni per mancanza di fondi. «Non è una struttura di pronto intervento – dice Salvini - ma a causa della crisi le assistenti sociali collocano le donne quando si è in presenza di casi d'urgenza». Stefania Prato