RIGORI FASULLI? ORA L'ARBITRO NON SBAGLIA PIÙ

DALLA PRIMA DELL'INSERTO ITALIA. ANNO 2044 C'era stata un'apertura per le gare per nazionali in particolare per il cosidetto gol-non-gol, ma la moviola in campo era più che altro il titolo di una battaglia persa. Ci sono volute le pressioni del consorzio dei proprietari di club cinesi, che hanno rilevato un quarto di Premier League, due terzi della Liga e metà Serie A, per introdurre l'occhio elettronico sui campi di calcio e per fare uno sgarbo al nipote di Joseph Blatter, gran capo dei capi della Fifa. I cinesi hanno preteso che il congegno fosse l'evoluzione della moviola sperimentata e brevettata già 40 anni fa dal Cnr di Bari, dal professor Arcangelo Distante dell'Istituto di studi dei sistemi intelligenti per l'automazione, l'Issia. L'arbitro nipote d'arte. Per questo il nipote di nonno Gianluca, arbitro di professione pure lui, ora è dotato di un orologio che emette un segnale in tempo reale quando un pallone entra in porta, quando un fallo viene sanzionato in una posizione sbagliata, quando un giocatore segna in fuorigioco. Sembra il trillo di un telefonino Motorola del secolo scorso, ma si sente anche in mezzo a uno stadio ululante. Proprio questa era l'arma vincente del sistema ideato in Italia e che non era stata capita dai saggi – poco saggi – dell'International board, i custodi impolverati e un po' parrucconi del regolamento del football. Altro che pause interminabili, indecisione, dubbi e uomini che decidono al posto dell'arbitro. Avrebbe fatto tutto il "vecchio" arbitro Rocchi come farà stasera il giovane Rocchi. Un software italiano. Il meccanismo sfrutta ora come allora un software che prende spunto ed elabora la tecnica utilizzata per la videosorveglianza. Come spesso succede, sono i soldi, gli interessi che muovono la scienza che "spingono" i brevetti: quante volte avete sentito dire che sono state le tecnologie militari sono state poi sfruttate per usi civili? Non è successo così per internet? La moviola del Cnr di Bari ha sviluppato prima il software per il gol fantasma, attraverso la Goal line tecnology: due telecamere ai lati di ogni porta, una terza dietro la porta per avere la massima visibilità e un computer che elabora in una sola immagine i tre segnali. In due decimi di secondo parte il segnale che avverte l'arbitro di ciò che è successo. I ritardi della Fifa. Perché la Fifa ci ha messo anni e anni per convincersi? C'è chi dice che gli interessi tedeschi e inglesi hanno bloccato il progetto italiano, altri sostengono, altrettanto realisticamente, che l'idea di una tv in campo (cosa che non avviene assolutamente) ha fuorviato i dirigenti del calcio. Le telecamere della Goal line tecnology erano in grado di fornire da 300 a 400 immagini al secondo già 35 anni fa. Quelle per il successivo brevetto sul fuorigioco erano addirittura più veloci. Ed erano di più. Un reticolo di dodici telecamere per leggere i movimenti dei giocatori e valutare la loro posizione esatta. Già nel 2014... Nonno Rocchi avrebbe potuto capire che Paul Pogba – talentuoso giocatore della Juve degli anni Dieci – era fuori area quando ha subito il fallo del romanista Miralem Pjanic poi erroneamente sanzionato con un penalty, avrebbe deciso di non concedere un altro rigore per un tocco di mano del romanista brasiliano Maicon, anche lui fuori area. Sarebbero bastati due trilli del "cicalino" comandato dal computer fuori dal campo, guidato dalla componente "intelligente" costituita dal software sviluppato dall'Issia-Cnr, attraverso algoritmi che nel 2014 erano innovativi nel campo della visione artificiale. Altro che moviola del bisnonno Aldo Biscardi, uno che ci aveva provato in maniera un po' bizzarra a guidare la battaglia verso la fine del secolo scorso in qua e là per le televisioni, quando il segnale era ancora analogico. Biscardi canta vittoria. Il suo processo oggi è alla edizione numero 65, lo trasmette Tele Sharm-El-Sheikh. E una grande foto del conduttore dai rossi capelli sorridente campeggia sullo sfondo con una scritta in inglese: "We told you". Noi l'avevamo detto. Tutti glielo fanno credere, agli eredi di Aldo il Rosso, anche i cinesi, veri artefici di questa rivoluzione simbolo di uno sport finalmente moderno. Ma i vecchi trucchi... Come dite, il doping? Be', per quello le tecnologie impiegate per smascherare i furbetti del sangue alterato sono all'avanguardia. Ma anche oggi c'è un problema: quelli del doping sono sempre due o tre passi avanti e i loro rivali cercano spesso ciò che gli atleti imbroglioni – e soprattutto i medici praticoni – non usano più. Ogni tanto nella rete cadono ciclisti squattrinati che comprano prodotti di quart'ordine, qualche sciatore di fondo o marciatore un po' sprovveduti. Talvolta un nuotatore. Un calciatore quasi mai, solo qualcuno che invoca scuse assurde come creme vaginali usate dalle fidanzate o il cinghiale cucinato dalla nonna. Sì, il mondo è cambiato ma le furbizie sono quelle di sempre. Pietro Oleotto @pioleotto ©RIPRODUZIONE RISERVATA