GLI ERRORI DEGLI ARBITRI? ROBA VECCHIA

di PIETRO OLEOTTO ITALIA, ANNO 2044 Mercoledì 5 ottobre 2044, turno infrasettimanale del campionato nazionale di calcio di Serie A. «Ah, se nonno Gianluca avesse avuto il mio stesso orologio quella domenica». Quella domenica era trent'anni fa: da una parte la Juventus ora arrivata al suo 41esimo scudetto – ma una parte dei tifosi sostiene che sono 43 –, dall'altra la Roma che era famosa per il suo capitano Francesco Totti, poi diventato autore di barzellette di successo. Nonno Gianluca faceva l'arbitro, viene da Firenze e quella sera aveva solo il fischietto in bocca per decidere se un fallo da rigore era fuori o dentro l'area, se era fuorigioco, se il pallone aveva oltrepassato la linea di porta. Al massimo poteva consultarsi con un obsoleto auricolare con due colleghi piazzati al fianco della porta, così come aveva voluto il vecchio presidente delle federazione europea, Michel Platini, soprannominato Le Roi da giocatore e da dirigente, visto che è stato confermato sul trono fino al giugno del 2035, a 80 anni compiuti. La tecnologia era vietata allora, in particolare nei campionati nazionali. CONTINUA A PAGINA 15 DELL'INSERTO