Stop alle oliere Pavia è già pronta «Ma prezzi alti»

PAVIA Multe fino a 8mila euro e controlli in ristoranti, bar e pizzerie. E' entrato in vigore l'obbligo del tappo anti-rabbocco per i contenitori di olio d'oliva: da oggi in tutti i locali pubblici sono vietate le tradizionali oliere, che fino a qualche tempo fa accompagnavano le pause pranzo dei pavesi e che da oggi saranno riservate alle tavole casalinghe. Una disposizione che arriva dall'Unione Europea, ma che non sembra trovare impreparati i ristoratori pavesi. Nei locali del centro, infatti, le oliere sembrano già essere andate in pensione da tempo. «E' una legge giusta, perché prima c'era sempre il rischio che qualcuno mescolasse oli diversi», dicono i titolari di bar e ristoranti. Altri sottolineano l'aumento dei costi: «A parità di prodotto una bottiglietta da mezzo litro viene venduta a un prezzo più alto di un fusto da 5 litri». «E' già da alcuni anni che usiamo solo bottiglie di marca – spiega Vincenzo Fersula, titolare della pizzeria Palinuro di via Teodolinda – ci piace essere corretti con i nostri clienti».La legge europea che vieta le oliere risale al 2013, ma solo da questa settimana è diventata operativa dopo essere stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale italiana. Una novità introdotta per evitare contraffazioni e frodi sull'extra vergine, e per impedire che i contenitori venissero riempiti con prodotti diversi da quelli indicati in etichetta. «C'era sempre il rischio che qualcuno li miscelasse, è vero – sottolinea Maria Zuccaro, del self service Jomary food in via Parodi – Noi però abbiamo sempre usato le bottiglie, anche nel ristorante che gestivamo prima. Però dovrebbero abbassare i prezzi». «Anche noi ci siamo già adeguati da tempo – dice Paolo Verrascina, che gestisce il Cristal bar di piazza Petrarca – ma per farlo abbiamo dovuto comprare oliere che si adattassero alle bottigliette. Può sembrare una piccola cosa, ma negli anni si è sommata a tante altre piccole e a tante altre spese». In tutta Italia il fatturato del settore "olio" è stimato in due miliardi di euro, con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate lavorative e un patrimonio di circa 250 milioni di piante coltivate su 1,1 milioni di ettari di terreno. (g.con.)