Un giallo in cerca di soluzione da sette anni
GARLASCO Un omicidio in cerca di soluzione da sette anni. , dal primo pomeriggio del 13 agosto 2007, quando Alberto Stasi chiama il 118 per chiedere i soccorsi. La sua fidanzata, Chiara, è stata uccisa nella casa di via Pascoli 8, dove abita coi genitori e il fratello, che in quel momento sono in vacanza. Per tutta la notte il ragazzo viene interrogato nella locale caserma dei carabinieri e il 20 agosto la procura di Vigevano indaga Stasi per omicidio volontario. I carabinieri sequestrano la sua bicicletta bordeaux e il suo computer, frugano in ogni angolo della casa. Da questo momento sarà l'unico sospettato per il delitto. Il 24 settembre il pm Rosa Muscio ordina il fermo di Stasi. La prova consiste, spiegano gli investigatori, nella presenza del dna della vittima sui pedali della bicicletta in sella alla quale Alberto sarebbe fuggito. Ma il 28 settembre il gip Giulia Pravon dispone la scarcerazione di Alberto: non ci sono prove, solo suggestioni accusatorie. «Fine di un incubo», commenta lui. Il 3 novembre 2008 la Procura chiede il rinvio a giudizio di Stasi. Il 23 febbraio 2009 comincia l'udienza preliminare davanti al gup di Vigevano, Stefano Vitelli. I legali di Stasi scelgono il rito abbreviato. Il 9 aprile i pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci chiedono la condanna a 30 anni di carcere. «Colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio - dicono - ha ucciso per una lite avvenuta la sera precedente». «Non ci sono arma, movente, solo indizi discordanti, ho paura di una giustizia penale che costruisce prima i colpevoli e poi le prove«, ribatte il professor Angelo Giarda, che guida il pool di difensori. Il 30 aprile il gup dispone 4 nuove perizie sui punti oscuri dell'inchiesta, partendo dal presupposto che le indagini sono state «lacunose». Il 17 dicembre Alberto Stasi viene assolto. Decisiva la perizia informatica che dimostra come Stasi stesse lavorando a casa sua alla tesi di laurea durante il probabile orario del crimine, tra le 9 e 12, quando viene disattivato l'allarme di casa Poggi, e le 9 e 35. Tutti gli altri indizi vengono valutati dal gup come «contraddittori o insufficienti«. L' 8 novembre 2011comincia il processo d'appello davanti ai giudici milanesi. Il pg Laura Barbaini chiede 30 anni di carcere o, in subordine, la rinnovazione del dibattimento. Il 6 dicembre la Corte d'Assise d'appello di Milano conferma l'assoluzione. Nelle motivazioni, i giudici osservano che la realtà «è rimasta inconoscibile nei suoi molteplici fattori, la maggior parte dei quali sono condizionati solo dal caso». Parte civile e procura generale presentano un ricorso in Cassazione sostenendo che il verdetto in secondo grado esclude una serie di dati facendoli passare come «mere congetture o supposizioni personalistiche». Il 18 aprile 2013 la Cassazione annulla l'assoluzione e disponeil processo d'appello bis cominciato il 9 aprile 2014.