Ambulatorio, fumata nera Robbio contro Asl e Ao

ROBBIO Non sono bastate 1309 firme raccolta dall'Acli di Robbio per far riaprire l'ambulatorio ginecologico all'interno della sede della Croce Azzurra. Gli amministratori del territorio però non ci stanno: «Avevamo avuto delle rassicurazioni sulla riapertura, faremo valere le nostre ragioni» spiega il sindaco Roberto Francese. Una riapertura che sarebbe dovuta avvenire con una collaborazione tra l'Asl, che ha gestito fino maggio l'ambulatorio di Robbio prima di chiuderlo per via dei numeri (a detta dell'Asl) troppo bassi, e l'Azienda ospedaliera di Pavia. «Non si fa niente al momento», ha precisato ancora ieri il direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera Antonio Bonaffini. Nella bozza d'accordo per la riapertura dell'ambulatorio di Robbio nella sede di via Mortara l'Asl avrebbe dovuto mandare per alcune ore a settimane il personale già in servizio nella sede di Mortara, mentre l'Azienda ospedaliera si sarebbe fatta carico di refertare gli esiti degli esami con il pap test. I costi per l'uso delle struttura di via Mortara, poi, sarebbero stati a carico del Comune di Robbio (ed eventualmente degli altri centri del circondario) e della Croce Azzurra. Ma tutto ciò rischia di restare nel libro dei sogni. Così come la possibilità che insieme all'ambulatorio ginecologico riaprissero, anche poche ore al mese, altri ambulatori specialistici. Un tema molto sentito in una zona che comprende anche Nicorvo, Sant'Angelo, Palestro, Confienza, Rosasco e Castelnovetto (12mila abitanti circa in tutto) che nell'arco di poche settimane aveva raccolo 1309 firme contro la chiusura dell'ambulatorio ginecologico, l'ultimo dell'Asl a Robbio. «Ci sono tante donne on grossi problemi a muoversi per le visite», aveva spiegato l'Acli. Sandro Barberis