Duccio Demetrio «L'amore per la terra genera felicità»
PAVIA "La religiosità della terra. Una fede civile per la cura del mondo" è il titolo del libro che il filosofo e scrittore Duccio Demetrio presenterà oggi alle 18, alla Nuova Libreria Il Delfino, in un incontro organizzato dalla Lipu, in occasione del Festiva dei Diritti. L'amore per la terra genera felicità, è questa la tesi di Duccio Demetrio - già professore ordinario di filosofia dell'educazione e di teorie e pratiche della narrazione, e ora direttore scientifico della Libera università dell'Autobiografia di Anghiari (Arezzo), da lui fondata nel 1998 con Saverio Tutino – che accompagnerà il pubblico in un cammino di riscoperta del valore del raccontare la terra, in cui ognuno possa ritrovarsi rievocando i suoi incontri con essa. Perché prendersi cura della terra vuol dire anche narrarla attraverso memorie ed emozioni. Professor Demetrio, cosa s'intende per religiosità della terrà? «Per me la religiosità della terra equivale ad una manieria di esistere, ad un sentimento che rivolge la sua attenzione alla terra e alla natura e non solo all'umano. E' un'emozione che nella storia del pensiero umano e delle religioni, fin dall'antichità, ha conosciuto veri e propri culti legati alla terra». Come si traduce nella pratica? «In un'esperienza vitale e in un senso di attaccamento alla terra che ci porta prima di tutto a proteggerla. Da qui il sottotitolo del libro, "una fede civile per la cura del mondo", che significa tradurre in azione questo atteggiamento di carattere affettivo verso la terra. Vediamo quello che sta accadendo in questi giorni, a causa del fatto che la terra è sempre più sottomessa, molestata e costretta dall'uomo, che le impedisce sempre più di manifestarsi per modificarla in base alle proprie egoistiche esigenze. Oggi come non mai siamo in grado di distruggere la terra e se non impariamo a rispettarla finiremo col distruggerla davvero, diventando responsabili di un vero e proprio ecocidio». Che differenza c'è tra religiosità e religione? «Ognuno di noi, credente o non credente, ha un suo personale rapporto con la terra, immediato e istintivo. E questa è religiosità, che non ha né dogmi né sacerdoti, non è una devozione neopagana e nemmeno un culto. Semplicemente, per il credente diventa un rapporto con il Creato, mentre per il non credente è un modo di pensare e rapportarsi al Cosmo». Qual è il legame con la Lipu? «Il libro è dedicato in modo particolare al rapporto terra cielo e quindi ha molto a che fare con il mondo degli uccelli e la loro salvaguardia. Ho conosciuto Stefania Ratano (Lipu, ndr) ad un workshop e quando mi ha proposto di presentare il mio libro nell'ambito del Festival dei Diritti, ne sono stato felice, perché penso che la terra abbia bisogno di essere narrata e abbia bisogno di qualcuno che la ricordi e di qualcuno che la canti, così che tutti possiamo diventare degli eco-narratori». (m. piz.)