Campo allagato, i sinti ricoverati al palasport

di Giovanni Scarpa wPAVIA L'acqua invade il campo nomadi di via Bramante, scatta l'emergenza per i 150 occupanti, costretti nel pomeriggio a lasciare prefabbricati e roulotte, sommersi dal fango. Il Comune ha messo subito a disposizione degli sfollati la palestrina laterale del basket, al Palaravizza dove, in serata sono arrivati i primi sinti. «Sono due giorni che non mangiamo, abbiamo dovuto lasciare tutto – dicono due anziani –. Quando l'acqua ha iniziato ad entrare nel nostro campo, per sicurezza abbiamo dovuto togliere gas ed energia elettrica. C'erano almeno 30 centimetri, alla fine. Così non abbiamo potuto neppure cucinare un pasto caldo per i bambini». Sotto una pioggia intermittente, giungono alla spicciolata nella palestra allestita dal Comune poco dopo le 18. All'interno, i volontari della Croce rossa avevano già preparato una trentina di brande per accogliere i primi nomadi giunti da via Bramante. Donne e bambini, per primi: «Degli altri non sappiamo ancora nulla, se arriveranno oppure se troveranno ospitalità da qualche altra parte. Noi siamo venuti via perché non potevamo più restare». In mattinata, molte roulotte erano state spostate per permettere alle idrovore di liberare le strade del campo dall'acqua, giunta all'improvviso dopo essere esondata dal Gravellone. Gli occhi bassi e arrossati per la notte passata insonne, ringraziano per il posto dove passare la notte. Ma altri parlano anche di ritardi negli interventi. «Quando l'acqua è iniziata ad entrare nel campo – dice una giovane donna – noi abbiamo subito chiesto aiuto. Ma nessuno ci ha dato retta. Solo nel pomeriggio sono arrivati i soccorsi con le prime pompe. Ma ormai eravamo già con l'acqua fino al ginocchio». Alcuni sinti arrivano con le ambulanze della Croce rossa. Una volta entrati, qualcuno chiede di poter fare una doccia calda. Molti sono ancora a piede nudi. Non hanno fatto a tempo nemmeno a portarsi via le scarpe. Vengono distribuite le coperte. Alcuni bambini giocano con i loro cagnolini. Anche loro sono ospiti della struttura. Intanto sulla scelta del Comune di ospitare i sinti al Palaravizza scoppia la polemica politica. Antonio Bobbio Pallavicini capogruppo di Forza Italia in Consiglio è furente: «Quando lo fece a suo tempo il sindaco Capitelli subimmo danni incredibili. Voglio sapere dalla giunta il perchè di questa scelta e quanto tempo si sottrarrà agli impianti sportivi. Inoltre pretendo in loco un presidio costante dei vigili. Comprendo i motivi umanitari, ma sono convinto che ci fossero altri spazi meno delicati del PalaRavizza. Ad ogni modo da Depaoli voglio una rendicontazione di quanto ci costa quest'operazione». «Al Comune costa solo i pasti della sera – risponde il sindaco Massimo Depaoli –. Poi è intervenuta la Croce rossa e i vigili hanno fatto i loro turni. Perchè questa scelta? Era l'unica possibile. E oggi torneranno al campo». Depaoli risponde anche alle critiche sui ritardi: «Con poca acqua non era possibile mettere in azione le idrovore – spiega –. L'altro pomeriggio il Ticino era in calo, ma la chiavica del Gravellone non poteva essere aperta. Ecco perchè poi l'acqua ha invaso il campo nomadi. La maggior parte di prefabbricati e roulotte sono alzate rispetto al terreno, quindi l'acqua è soprattutto nei vialetti». Nel 2007, nei giorni dello sgombero dei rom dalla Snia ad opera dell'amministrazione Piera Capitelli erano stati 110 i rom sgomberati a trovare rifugio nel Palaravizza. Settanta adulti e 40 bambini. Nel 2000, invece, quando il Ticino era arrivato al primo piano delle case di via Milazzo, in Borgo, i nomadi che vivevano nell'area di Montefiascone si erano trovati invasi dall'acqua e l'allora sindaco Andrea Albergati li aveva trasferiti nel parcheggio inutilizzato di via Bramante. Una soluzione provvisoria diventata definitiva. Quell'anno era finito sott'acqua anche parte del campo nomadi di piazzale Europa. Per loro, i sinti del clan Casagrande, discendenti della "regina degli zingari" Mafalda Navone (che aveva sposato, appunto, il giostraio Guerrino Casagrande) si era pensato a un nuovo posto alla Gramegna, vicino allo stadio comunale. Progetto mai andato in porto.