Zambon si ritira, salta l'acquisto Merck

«Sono sorpreso e preoccupato» dice Massimo Depaoli con la faccia scurissima. Il sindaco (nella foto) allarga le braccia sconcertato. Zambon aveva insistito per presentarsi a me e alla città, non ci aspettavamo questo e tanto meno queste modalità. Pensavamo che la situazione fosse quasi risolta visto l'ìmpegno preso da Zambon. Non comprendo neppure come mai non sia stata la multinazionale vicentina a venirci a dire della rottura delle trattative. Fino adesso è stata Merck a metterci sempre la faccia, speriamo che questa credibilità possa agevolare un nuovo passaggio di consegne». Il sindaco, oltre a chiedere di aprire l'unità di crisi al ministero coinvolgendo Provincia e Regione, intende incontrare al più presto sindacati e rsu per poter mettere a punto una strategia parallela. Ottini è furente: «Ci sarebbe piaciuto che fosse Zambon a venirci a comunicare la rinuncia, così come ci è venuta a raccontare poco più di un mese fa che intendeva fare un grosso investimento su Pavia. Ora, dopo 16 mesi persi, restano a rischio la chiusura di un sito produttivo importante e quasi 200 posti di lavoro». di Linda Lucini wPAVIA Zambon si è tirata indietro e ha chiuso per sempre la trattativa con Merck. A un mese e mezzo dal previsto passaggio di mano, lo stabilimento di via Emilia non ha più il compratore che avrebbe dovuto rilanciare il sito produttivo e riassumere 116 degli attuali 184 lavoratori in servizio. Le trattative Zambon–Merck si sono rotte definitivamente e a quanto pare sembra impossibile un ripensamento da parte della multinazionale vicentina. La notizia è arrivata come una bomba nel pomeriggio di ieri in due incontri paralleli indetti d'urgenza da Merck: uno in Comune con il sindaco Massimo Depaoli e il consigliere Davide Ottini, l'altro in Confindustria con i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e i delegati sindacali aziendali. All'uscita dell'incontro con i vertici Merck i sindacati si dicono sgomenti a: «Non conosciamo le ragioni della rottura che per noi è indecifrabile e inspiegabile. Non si mai visto una lettera di intenti firmata non arrivare in porto come è avvenuto con Zambon». Quel che è accaduto riporta indietro le lancette dell'orologio a diversi mesi fa. I sindacati hanno chiesto a Merck di mantenere l'impegno a trovare un altro compratore e di rallentare il processo di abbandono della produzione a Pavia: «L'azienda – dicono i sindacalisti – ha affermato che c'è la possibilità di rimettere il sito sul mercato e che cercherà un nuovo partner. Nel frattempo su nostra richiesta Merck manterrà i volumi produttivi a Pavia fino al 31 marzo proprio nel tentativo di mandare in porto una nuova trattativa per la cessione. Per noi però è un tempo troppo breve, insufficiente per arrivare a siglare un eventuale nuovo accordo di compravendita». Per rendere più autorevole il tavolo delle trattative i sindacati intendono coinvolgere il ministero dello Sviluppo Economico e stamattina attiveranno le segreterie nazionali in merito. Analoga richiesta al ministero di aprire un'unità di crisi è già stata fatta ufficiosamente ieri sera dal sindaco e oggi sarà formalizzata. Dal mattino si susseguivano voci, poi a fine riunione il comunicato amaro di Merck: «Confermiamo, come comunicato alle rappresentanze sindacali ed alle autorità istituzionali nazionali, regionali e locali, che la trattativa con Zambon finalizzata alla cessione del sito produttivo di Pavia si è interrotta. Nonostante il concreto interesse e la buona fede delle due parti, testimoniati dalla firma di una lettera di intenti lo scorso mese di agosto, nel corso della negoziazione sono emerse divergenze insormontabili, legate anche alla complessità dell'operazione (cessione sito produttivo, accordi di produzione, fornitura e distribuzione) che hanno, di fatto, reso impossibile la finalizzazione di una accordo». Ufficialmente nessuno dà una motivazione dei nodi sui quali si è deciso chi mandare a monte una trattativa che andava avanti da quasi un anno e che si fondava su una lettera di intenti con tanto di penale. Fonti informate parlano di questioni economiche, ma pare piuttosto insolito che, dopo mesi di valutazione di bilanci e di studi sulla produzione del sito pavese, Zambon arrivi solo ora a capire che l'operazione acquisto non ha basi economiche per concretizzarsi. Difficile anche pensare che siano state le eccessive richieste di Merck a far sfumare la vendita: pare che la multinazionale Usa abbia ceduto su parecchi aspetti e, del resto, Merck non ha mai messo la redditività tra gli obiettivi della vendita. Tra le ipotesi sul tavolo c'è anche quella di finanziamenti statali nel settore farmaceutico sui quali Zambon faceva conto che non si sono concretizzati. Sta di fatto che se una multinazionale come Zambon, quotata in Borsa, decide di rischiare contraccolpi per il mancato accordo, avrà necessariamente fatto bene i propri conti. Le prime reazioni dei lavoratori si avranno stamattina alle assemblee che si terranno per ogni turno.