Fornaci, crisi senza fine chiude quella di Silvano
di Roberto Lodigiani wCASEI GEROLA Chiude la fabbrica di laterizi Danesi (ex Valdata) di Silvano Pietra, una delle fornaci storiche dell'Oltrepo che ancora resisteva alla crisi. Da mercoledì, scatta la procedura di mobilità per i quindici dipendenti (ben pochi dei quali vicini alla pensione). E' l'esito previsto, ma comunque triste e con ripercussioni pesanti per l'occupazione, del piano di ristrutturazione del gruppo industriale di Soncino (Cremona), sul quale un anno fa era stato concluso l'accordo con le organizzazioni sindacali di categoria, dopo una trattativa difficile che si era risolta anche grazie alla mediazione del ministero del Lavoro. Se il polo produttivo Danesi di Silvano sparisce, quello «gemello» di Casei Gerola resiste a fatica. In cassa integrazione i venti addetti, attività produttiva che prosegue a singhiozzo sulla base degli ordinativi da evadere. Critica anche la situazione dello stabilimento Cecosa, sempre a Casei, con lo spettro della mobilità. I posti di lavoro a rischio sono una ventina. Forte preoccupazione viene espressa da Roberto Rocchi (Fillea-Cgil) e dal collega della Filca-Cisl, Rosario Moscarello. Complessivamente, dunque, sono circa quaranta gli addetti del comparto laterizi che stanno per perdere il posto o potrebbero perderlo nei prossimi mesi, quasi un terzo dell'intera forza lavoro del settore in Oltrepo. Uno scenario nero, una crisi che nasce da molto lontano. Ormai distanti i tempi in cui le ciminiere delle fornaci dominavano l'orizzonte, le aziende ancora in attività si sono ridotte a meno di una decina. E la paralisi dell'edilizia dal 2009 in poi ha inferto altri colpi durissimi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA