Inter: via Mazzarri, riecco Mancini

Il cambio in panchina all'Inter, a poco più di una settimana dal derby, preoccupa Pippo Inzaghi. «Come giocherà Mancini? Per noi sarà un derby al buio» ha detto il tecnico. In attesa che rientrino i giocatori dai vari impegni con le Nazionali, Inzaghi sta proseguendo gli allenamenti con i giocatori presenti, provando a limare alcuni aspetti tattici e fisici non ancora ottimali. Ieri, dopo il consueto riscaldamento, la squadra ha preso parte a una partitella in famiglia a ranghi misti con la Primavera, terminata 3-3. Da segnalare le due reti di Torres e le marcature di Menez, Niang e Mastour. Lavoro differenziato per Muntari ed Essien mentre Montolivo oggi potrà testare la sua condizione scendendo in campo con i giovani della Berretti che affronteranno il Mantova. In vista del derby Inzaghi dovrà valutare bene la condizione degli infortunati: Muntari e Alex potrebbero già aggregarsi al gruppo da lunedì mentre per Abate c'è qualche dubbio in più, legato all'infiammazione al tendine d'Achille. Difficile il recupero di De Jong. MILANO Elegante e composto, con rigorosa sciarpa al collo, dopo sei anni Roberto Mancini si siederà di nuovo sulla panchina dell'Inter dove resterà, salvo colpi di scena, fino a giugno 2017. E sarà un ritorno scoppiettante: domenica prossima sarà subito derby. Un ritorno fortemente voluto da quando è finita la sua esperienza alla guida del Galatasaray. Serviva una svolta, uno scossone in tutto l'ambiente prima del derby e dopo il deludente pareggio casalingo contro il Verona. Moratti ne ha caldeggiato la candidatura e Thohir ha capito che sarebbe stato l'uomo giusto per risollevare le sorti della squadra. «Una nuova e stimolante sfida, sono contento di riabbracciare i tifosi. A domani e forza Inter» le prime parole del nuovo tecnico affidate al cinguettio di Twitter. Un amore ritrovato, una passione mai tramontata con i tifosi che lo hanno sempre ricordato con affetto e riconoscenza. Thohir ha di fatto scelto il suo primo allenatore proprio alla vigilia dell'annuale anniversario come azionista di maggioranza del club. Decidendo, tra l'altro, di affidarsi allo stesso uomo che regalò le prime vittorie al suo predecessore. Come fosse una strada affidabile da percorre per tornare grandi. Un segnale che l'opinione di Moratti conta ancora in società nonostante le recenti dimissioni. «Quest'oggi ho preso la difficile decisione di sollevare dall'incarico di allenatore Walter Mazzarri, in comune accordo con tutto il management. Lo ringrazio per tutti gli sforzi profusi. Ma il nostro obiettivo è quello di riportare l'Inter a essere uno dei top club d'Europa ed è per questo che sono felice di dare il bentornato a Roberto Mancini. La sua carriera parla per lui. La sua esperienza internazionale, così come la sua voglia di successi, porterà la squadra ad un livello più alto» il benvenuto di Thohir sul sito ufficiale del club. Insomma il presidente ha capito che serviva un profilo importante per supportare il progetto di rilancio del brand. Un uomo che potesse ripopolare gli spalti dello stadio Meazza, un'immagine spendibile nel mondo. Ed erano proprio queste le caratteristiche di Mancini più apprezzate da Moratti. Perché sulla panchina di una squadra come l'Inter serve un uomo comunicativo, affascinante e di grande personalità. Il cambio in corsa costerà parecchio alle casse nerazzurre, l'addio a Mazzarri e al suo staff peserà più di 15 milioni di euro. E Mancini non ha concesso sconti: percepirà un ingaggio intorno ai 4 milioni a stagione diventando effettivamente l'allenatore più pagato della Serie A e si porterà dietro anche fedeli collaboratori. Ma Thohir, nelle lunghe chiamate intercorse con l'allenatore nella giornata dell'altro ieri, ha capito che era il miglior tecnico disponibile sul mercato, in grado di rilanciare la stagione e regalare di nuovo entusiasmo alla piazza. L'unica alternativa possibile. Il presidente ha così spianato la strada al direttore generale Fassone e al Ceo Bolingbroke che a Roma nella nottata hanno chiuso la trattativa. Moratti era stato avvisato in giornata, rispondendo probabilmente con un sorriso all'annuncio del ritorno del Mancio. «Sono felice, è un grande lavoratore, un cambio necessario in questo momento» è stato il suo commento. Perché secondo l'ex patron ora l'Inter è di nuovo in buone mani.