Elena, la lotta dei medici per salvarla

di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA E' già buio quando l'ambulanza lascia il piazzale del San Matteo, diretta a Milano. I rianimatori pavesi scortano Elena Madama, 26 anni, nel suo viaggio più difficile, verso il Niguarda. Non può sentire l'affetto che la circonda, le preghiere che si alzano al cielo per lei, il pianto sommesso di chi le vuole bene, perché è profondamente sedata, spiegano i medici dell'équipe di Rianimazione II, e assistita con ventilazione meccanica. Trascorsa la notte che ha tenuto tutti con il fiato sospeso, la prognosi è rimasta riservata ma le sue condizioni generali si sono stabilizzate. Elena è una giovane donna tenace, temprata dalla vita sin dall'infanzia. Una malattia l'ha messa alla prova e, come ama ricordare lei stessa, l'ha abituata «a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno». Mercoledì sera l'agguato del destino: un'auto guidata da un ladro l'ha travolta e trascinata lungo Strada Nuova lasciandola gravemente ferita. «Non mollare» le hanno scritto a pennarello anche gli amici su un lenzuolo bianco appeso davanti all'ospedale. La battaglia è difficile, la strada in salita. In quei seicento metri di selciato in cui si è aggrappata tenacemente alla vita ha riportato ferite gravi. I medici parlano di un politrauma con interessamento cranio-encefalo-facciale, ma anche toracico e addominale. E' il trauma cranico a preoccuparli maggiormente. «Ma anche in considerazione della gravità delle lesioni arrecate al volto, che richiederanno interventi plurimi di alta specializzazione come nel grande ustionato – spiega la direzione sanitaria in un bollettino medico diramato nel pomeriggio – i rianimatori del San Matteo hanno preso contatto con i colleghi dell'Anestesia e Rianimazione 1 dell'ospedale Niguarda di Milano, dove la paziente viene trasportata per la prosecuzione delle cure». E' un continuo via vai, su per le scale fino al quarto piano della palazzina di Ortopedia. Gli amici, i "colleghi" del consiglio comunale, i sacerdoti che l'hanno vista crescere. I genitori hanno chiesto il silenzio, chiusi nel loro dolore nella villetta rosa, al Ticinello, con il giardino e l'erba rasata dove Elena da piccola giocava. Anche il fidanzato, Enrico Magenes, suo promesso sposo, non se la sente di parlare. E intanto emergono nuovi ricordi della tragica sera. «E' entrato un giovane – spiegano alla farmacia Tonello –. Ci ha chiesto una bombola di ossigeno e una mascherina, sapeva come utilizzarla. Gli abbiamo anche dato delle garze per tamponare le ferite. Ma prima l'abbiamo visto praticarle un massaggio cardiaco, speriamo che possa essere stato decisivo per salvarle la vita». «Ricordo che erano le 19.25 esatte – ricorda Andrea Clenzi – perché stavo abbassando la saracinesca. Ero in piedi, dietro il bancone e ho visto una station wagon bianca passare a velocità folle. Subito dopo ho sentito urla strazianti e ho pensato che quella macchina avesse investito qualcuno. Sono corso fuori , vicino alla farmacia c'era già molta gente. Uno spettacolo tremendo. Un fatto gravissimo, serve un intervento deciso». Adriano Piacentini, titolare del negozio di abbigliamento Salumeria Saviotti le cui vetrine si affacciano anche su via Maffi, dove i malviventi hanno cercato la via di fuga, è ancora sconvolto. «Non ho dormito la notte al pensiero di quella povera ragazza, sembrava una bambola di pezza . Sono corso fuori anch'io. Ho fatto in tempo a vedere due uomini che scappavano inseguiti da alcuni ragazzi che scendevano di corsa da Strada Nuova. Dicono che avessero un accento dell'Est».