Po, viaggio nella piena Anche gli animali in fuga
di Giovanni Scarpa wPAVIA «E sull'onda della piena che ti senti una cosa sola con il fiume e scopri come il Ticino sia vivo». Adriano Inzaghi ha 62 anni, di cui 40 passati su queste acque. Insieme al nipote, Massimo Collu, sale in barca e accende il motore. Scruta i mulinelli, nel suo sguardo non c'è la minima traccia di paura. Anzi, sorride. Il livello sale ad ogni ora, la corrente è sempre più forte. Ma loro conoscono ogni meandro, qualsiasi passaggio, qualunque flusso. Dal Ponte Coperto fino alla Becca. E, ritornando in su, fino al Lido. «Il vero pericolo, quando c'è la piena, sono i tronchi che scendono a valle» dicono saettando lo sguardo a destra e sinistra, alla ricerca di ogni possibile pericolo. Visto da pochi centimetri di distanza, a cavallo del suo immenso dorso grigio chiaro, il Ticino affascina e impaurisce al tempo stesso. Collu e Inzaghi ci scherzano su: «Se incagli l'elica, qui non puoi mica scendere a spingere...». La barca piatta in alluminio scarta da una parte all'altra della riva, mentre il motore sibila senza apparente sforzo. Siamo in favore di corrente, diretti al Ponte della Becca. «Tira parecchio il Ticino, ma scarica bene – sentenzia il pilota – per ora non c'è pericolo. Ci sarà da stare attenti quando si arriva al Po». Intanto all'imbarcadero di Travacò, sulla sinistra, e a San Pietro – dalla parte opposta – il Ticino dilaga. Con dolcezza, senza strappi. Ma inesorabile. I rami delle piante spuntano qua e là come tante dita di una mano alla vana ricerca di un appiglio. Gli isolotti affiorano, con la loro vegetazione spettrale e persa nella vastità dell'acqua. Aironi stanno appollaiati a godersi lo spettacolo, mentre qualche anatra si lascia trasportare pigramente dalla corrente. Il Ticino pullula di vita, dal di dentro. Con Pavia alle spalle, spariscono anche le presenza umane dalle sponde. Alla curva dello Scarpone, in lontanza, alcuni daini risalgono la riva in direzione della città. «Durante le piene, cercano rifugio verso il centro abitato – spiega Inzaghi –. Più tardi passeranno anche i cinghiali. Rischio di annegare? Nemmeno per sogno. Nuotano come pesci. Li ho visti attraversare il fiume da una riva all'altra come se niente fosse». Scrosci di pioggia increspano la superficie. Poi la corrente si ferma quasi all'improvviso: «Ci stiamo avvicinando al Po. Vuol dire che è molto alto, quindi ferma il Ticino». Sullo sfondo si intravvede la Becca. Mulinelli e gorghi si moltiplicano. Passiamo il ponte, ci dirigiamo alla confluenza, dove «l'acqua chiara (del Ticino) si mischia con quella scura (del Po)». Sulla sinistra Vaccarizza sembra ad un passo dall'essere sommersa. Sulla destra, ecco il Po che sembra una spanna più alto rispetto alla barca. «Non è un effetto ottico, è proprio così – dicono Collu e Inzaghi – ci sono 10 centimetri di differenza fra i due fiumi». Sul Po c'è una distesa di tronchi e alberi quasi interi: «Le sponde sono sabbiose, con la piena le piante si sradicano facilmente, a differenza del Ticino dove c'è più ghiaia». Alla Becca intanto l'acqua ha già invaso il giardino del ristorante. Si torna indietro, puntando verso il Lido. Il motore ora, urla mentre si sforza di superare la forza della corrente. Si naviga sottovento, cercando corridoi invisibili dove d'improvviso l'attrito si smorza. Ora i rami sotto il pelo dell'acqua sono il vero rischio. Uno, infatti si incaglia nell'elica. Massimo corre a poppa e con una manovra rapida e precisa disincaglia: «Bisogna fare in fretta. O ti ritrovi indietro di un chilometro in pochi secondi». Folate di vento gelido, accompagnate dalla pioggia, sferzano il viso. Torna a vedersi gente. I piloni del Ponte Coperto si oppongono imponenti e fieri alla potenza dell'acqua. Che si apre all'impatto con il cemento armato. Ma alla fine vincerà comunque lei. «Da quando siamo partiti, si sarà alzato altri dieci centimetri». Cioè poco meno di un'ora. Dal ponte dell'Impero a quello della ferrovia e della tangenziale, poco più avanti, il Ticino sta inghiottendo tutto senza fretta. Piste ciclabili, prati, tratti di strada. L'area del Vul è già quasi sommersa del tutto. Il giardino del Lido, per ora, resiste. Ma è questione di tempo. Nuova inversione. Si sta facendo buio. I giri del motore calano in favore di corrente, prende il sopravvento il rumore sordo e profondo del fiume. Si attracca. Ma il palo prima a filo d'acqua, è già sparito.