Legge Fornero, la beffa delle pensioni d'oro

di Andrea Di Stefano wROMA Peggio di ogni più pessimistica previsione. Non solo non c'è stato alcun intervento sulle pensioni d'oro ma grazie ad un'incredibile modifica della legge Fornero lo Stato rischia di dover sborsare oltre 2,5 miliardi di euro in più per effetto di un accumulo tra sistema retributivo e contributivo. La legge 214 del 2011 voluta dal ministro Elsa Fornero recitava all'articolo 24 che dal primo gennaio 2012 anche i nuovi contributi dei dipendenti che avevano costruito la loro pensione tutta col vecchio sistema retributivo, perché avevano già più di 18 anni di anzianità al momento della riforma Dini del ‘95, dovevano esser calcolati con il sistema contributivo. «In ogni caso per i soggetti di cui al presente comma», aggiungeva il testo originario, «il complessivo importo della pensione alla liquidazione non può risultare comunque superiore a quello derivante dall'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell'entrata in vigore del presente comma». Quelli che potevano andare in pensione con il vitalizio più alto (40 anni di contributi) ma restavano in servizio potevano incrementare ancora la futura pensione ma non superare il tetto del vecchio sistema retributivo: l'80% dell'ultimo stipendio. Quelle quattro righe della "clausola di salvaguardia" che doveva mantenere il tetto, però, sono state cancellate. E senza quel tetto, restando in servizio con stipendi sempre più alti, di anno in anno, si può arrivare addirittura ad andare in pensione col 110 o il 115% dell'ultimo stipendio. Secondo i dati forniti al governo dai vertici dell'Inps si tratta di almeno 160mila persone che potrebbero godere sia dei vantaggi del vecchio sistema retributivo sia di quelli del "nuovo" sistema contributivo con un aggravio, in termini di costi per le casse pubbliche, destinato a toccare quota 2,6 miliardi di euro nel 2024. «Sul mistero della sparizione della clausola di salvaguardia contenuta nella legge 214 del 2011» interviene il Codacons, annunciando di aver «presentato un esposto alla procura di Roma, alla Corte dei conti e al tribunale dei Ministri, chiedendo di fare chiarezza sulla vicenda». Un immediato ripristino della norma viene chiesto a gran voce dalla Cgil: «Il governo ha il dovere di intervenire, non solo per cancellare l'ennesimo regalo ai pochi privilegiati che vengono gratificati, ma per restituire equità e giustizia al sistema previdenziale. È giunto quindi il momento di aprire un serio confronto con i sindacati per modificare profondamente, sulla base della piattaforma unitaria decisa con Cisl e Uil, le troppe storture della legge Fornero». L'episodio ha fatto tornare in primo piano l'idea di un prelievo sulle maxi pensioni, quelle sopra i 90mila euro l'anno che, sempre in base ai dati Inps, sono 33mila per un importo pari a 3,3 miliardi di euro l'anno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA