Un Dottore sorridente alla festa dei Marquez
di Stefano Tamburini wINVIATO A VALENCIA (Spa) Stesso volto, stessi occhi, stessa gioia. Marc e Alex, fratelli che saltano e ballano al ritmo dei fuochi d'artificio, si abbracciano e agitano i caschi d'oro mentre lo champagne va via come se piovesse. Due campioni del mondo nella stessa famiglia non ci sono mai stati ed è giusto che questa sia la giornata dei Marquez, leader di MotoGp e Moto3. A Valencia, nell'ultimo atto di una stagione al ritmo dell'inno di Spagna, l'epilogo è il più logico. Eppure, poco più in là, c'è chi osserva questo show e riesce a essere ancora più felice dei fratelli d'oro: Valentino Rossi è sceso dal monumento facendo capire che non è ancora tempo di medaglie alla carriera. Ha fatto paura a tutti, al mattino qui parlavano solo di lui, della meravigliosa pole del giorno prima, della sua capacità di mettere in difficoltà il giovin signore del Mondiale. Alla fine il Dottore sarà 2° (in pista e nel Mondiale) dopo aver fatto di tutto per vincere: ha fatto sfogare l'emergente vastese Andrea Iannone in testa fino al 10° giro, poi si è trovato con il solo Marquez davanti e lo ha insidiato finché ha potuto, pur dovendogli regalare 10 chilometri orari sul rettilineo. E gli altri? Ritardi da sveglia. «È stata una bella stagione, bel 2° posto Mondiale, la pole qui, due vittorie a Misano e in Australia: siamo forti e dobbiamo cercare di fare un po' meglio l'anno prossimo». E quel «un po' meglio» può solo significare 10° Mondiale, leggenda che s'aggiunge alla leggenda. A quasi 36 anni non è più solo il "primo fra gli altri", ora lui e Marquez fanno corsa a parte e la differenza è tutta nella moto. Se la Yamaha riuscirà a colmare il gap, Valentino non sarà più solo quello che è tornato con il capo chino, pronto a fare il secondo pilota. Il compagno di box, Jorge Lorenzo, ha una faccia che esprime un animo che ha più solchi delle gomme da bagnato con le quali ha tentato il colpo della disperazione a 11 giri dalla fine quando era già 6° e sperava che quelle goccioline che imperlavano il casco potessero essere sostenute meglio dalle nubi all'orizzonte. Il maiorchino, che poi si è ritirato, qui ha capito che rischia di non vincere più, schiacciato dal connazionale emergente e dal Dottore. E lo stesso sentimento anima Dani Pedrosa, unica faccia triste sul podio. Vale ci ha creduto, per 9 giri è rimasto davanti a Marquez e dietro a un bravo Iannone, più lesto alla partenza. Poi al 12° giro si è trovato in mezzo alle Honda. E dunque è a Valentino che tutti guardano per lo scontro del 2015 che potrebbe cancellare dal libro dei proverbi il "non c'è due senza tre". Nel resto della sfida, c'è un po' di Italia che fa sperare. Soprattutto con Iannone, grande all'avvio e poi 10°, in pista con un casco griffato Milan "fornito" da Barbara Berlusconi, qui a caccia di sponsor. Nelle classi minori, poche gioie dopo l'illusione della pole in Moto3 di Niccolò Antonelli e la prima fila di in Moto2 di Franco Morbidelli. Nella seconda classe la vittoria è andata in volata allo svizzero Thomas Luthi su Esteve Rabat, lo spagnolo già campione del mondo. In Moto3 ha vinto l'australiano Jack Miller ma per soli due punti non è riuscito a strappare il titolo al più piccolo dei Marquez, 3° e trionfante. @s__tamburini ©RIPRODUZIONE RISERVATA