Dai 100 metri alle 100 chilometri
SANNAZZARO Dai 100 metri alle 100 chilometri: è la storia di Sabrina Ferrari, 41 anni, di Sannazzaro, che vent'anni era una promettente velocista ed ora si diverte solo se corre le ultramaratone. L'ultima è stata la km. 100 delle Alpi, da Torino a Saint Vincent, chiusa al quinto posto assoluto fra le donne in 12h35'03. «Il mio impatto con le ultra – spiega Sabrina - è stato casuale. Dopo essere diventata mamma correvo per passione e benessere fisico. Un giorno un amico ha parlato a mio marito Francesco del "Passatore", da Firenze a Faenza, e mi è balenata l'idea di provare. Sono arrivata in fondo e da lì è scattata la molla delle ultra. Quanto mi alleno? Se tutto va bene 2/3 volte a settimana, 90' per volta. Poi partecipo a competizioni locali dove almeno ci siano 20 Km o più da correre e quando organizzano qualche allenamento di gruppo mi aggrego, compatibilmente coi miei impegni di mamma, moglie e donna che lavora. Non ho un programma di allenamento, mi infilo le scarpe esco e corro, complessivamente circa km. 60 alla settimana». Nessuno ha cercato di boicottarla. «I miei familiari sono contenti – spiega Ferrari - soprattutto mio papà che mi segue dandomi assistenza per tutta la corsa. Mio marito è titubante, forse perché vede quanto e come mi preparo in rapporto allo sforzo fisico che una ultramaratona richiede, ma mi lascia libertà di fare quello che mi appassiona e si prende cura dei bambini Nicolò di 7 anni e Lara di 4 senza rimproverarmi quando torno distrutta e coi piedi massacrati. Non condivide ma sopporta». La gara più bella e la peggiore? «Il Passatore 2013 mi ha distrutta ma mi ha fatto apprezzare la gioia di arrivare dopo che hai corso per 100 km in salita e discesa, sotto il sole e l'acqua, al caldo del pomeriggio in pianura ed al freddo della notte in montagna. La peggiore? L'ultima, reduce da un infortunio ad un piede mi sono allenata poco e sono arrivata in fondo debilitata e senza fare il tempo voluto. Il sogno? La 9 colli di Cesenatico o una 24 ore». Consiglierebbe le ultramaratone? «Per chi ama correre, non si accontenta ma vuole sfidare se stesso è la corsa giusta. In percorsi cosi lunghi conosci persone con le quali condividere gioie e sofferenze, ma quando sei solo e stanco e la sfiducia sale, solo la testa e un po' di sana pazzia ti possono portare alla fine. Quindi chi vuole provare non si deve far spaventare da un'impresa che sembra impossibile solo a parole». Maurizio Scorbati