Parrucchiere e re del ring. Grazie Parisi

di Stefano Romano wRIVANAZZANO Pugno di ferro in guanto di velluto: si dice dei duri che non hanno bisogno di dimostrare nulla, vale due volte per Francesco Acatullo, fresco vincitore ai punti (venerdì sera a Rezzato, nel Bresciano) del match contro Michele Focosi che gli è valso la chiamata per giocarsi (a febbraio) titolo tricolore Superleggeri. La mano di ferro di ferro di Acatullo si infila di sera nei guantoni da pugile, la mano di velluto serve di giorno per il suo lavoro di parrucchiere, nel salone "Riva Immagine" di Rivanazzano. Parrucchiere e pugile: l'abbinata è insolita, ma a parlare con Francesco si scopre che entrambe le passioni sono nate nello stesso posto: Caivano, citta-satellite (parecchio difficile) di Napoli. E si scopre anche che a dare la svolta alla vita di un ragazzo del sud trasferito a Voghera sono state le parole di un altro ragazzo del sud trasferito a Voghera. Anzi, di un "ragazzo di Calabria" (per usare le sue stesse parole) che si chiamava Giovanni Parisi e che è del pugilato made in Italy è stato (ed è ancora)un'icona. Un po' d'ordine in una storia di vita e di sport tanto complicata quanto affascinante «Sono nato a Maddaloni, in provincia di Caserta il 22 febbraio del 1988 – racconta Francesco Acatullo –. E' una terra di pugili: Marcianise, Clemente Russo, Domenico Valentino, Vincenzo Mangiacapre: tutti pugili che ho visto combattere quando ero ragazzino e che ho rivisto quando mi hanno convocato in nazionale. Ho visto la boxe per la prima volta in quelle palestre, con mio cugino, Francesco Acatullo anche lui, che faceva il pugile e che ha smesso a vent'anni perché si è sposato». Da Maddaloni a Caivano, a dieci anni. «I miei genitori erano originari di Caivano e si sono trasferiti», racconta Francesco davanti a un aperitivo rigorosamente analcolico bevuto per l'intervista e che smaltirà domani mattina alle sei e mezza correndo prima di andare al lavoro. «I miei mi hanno iscritto a calcio. Ero in squadra con Danilo D'Ambrosio che ha fatto il botto ed è arrivato in serie A con l'Inter. Io non avevo i numeri: litigavo e finiva a rissa in ogni partita. A dirla tutta, ero un ragazzo parecchio rissoso... Poi ho smesso: da quando sono un pugile, un pugile professionista, la mia testa è cambiata». E il lavoro da parrucchiere? «E' una bella storia. Andavo dal parrucchiere di papà, Ciro. Un giorno, era il 1988 e si giocava Italia-Cile per i mondiali, ero nel salone e mi ha mandato a prendergli il caffè prima di tagliarmi i capelli: ho iniziato a fare il garzone, e l'ho fatto fino a 18 anni. Poi Ciro ha avuto un incidente e ha chiuso il salone, la vita di Caivano ha cominciato ad andarmi stretta e allora ho raggiunto papà a Sannazzaro dove si era trasferito per il suo lavoro di piastrellista. Papà mi ha iscritto al Santa Chiara di Voghera per farmi prendere il diploma di parrucchiere e mi portato alla palestra di boxe di Voghera». Non è stato amore a prima vista. «Ho resistito un anno, poi sono tornato a Caivano. Ma lì è andata male: brutte compagnie e troppi rischi di finire male. Così sono tornato indietro, a Voghera». E qui si innesta l'incontro con il "ragazzo di Calabria": «Ho rivisto Giovanni Parisi che mi ha detto: "Eri bravo, perchè hai smesso? Non puoi dire che sei un pugile solo perché vai in palestra: devi combattere". Mi ha colpito, è stata una svolta». La svolta decisiva: dal 2007 al 2012 ci sono stati 54 incontri da dilettante (34 vittorie, pareggi e 16 sconfitte), e poi il passaggio tra i professionisti (9 incontri con 6 vittorie, 1 pareggio e 2 sconfitte». E' iniziata la vita dura dl pugile professionista che comunque lavora. «Non la consiglierei a un ragazzino e tanto meno a uno dei miei nipoti. Sveglia alle 6 e mezza, un'ora di corsa e poi al lavoro fino alle sette. Poi in palestra, tutti i giorni, e alle 10 e mezza a letto per recuperare le forze. E' una vita dura, e ringrazio la mia ragazza Ceza che mi aiuta. Così come ringrazio il mio allenatore Luciano Bernini e il mio trainer Michele Marro che segue allenamenti ai pesi e alimentazione». Dettaglio per i non addetti ai lavoro: cosa mangia un pugile professionista per rimanere nel peso? «Io sono un superleggero naturale, 62 chili e 800 grammi... Ma se sgarro ci vuole un mese per perdere un solo chilo».