«Per la pace futura affido ai giovani la memoria»

PAVIA Anziani e giovani insieme per celebrare la Festa dell'Unità nazionale e la Giornata delle Forze Armate. Gli anziani che sono la nostra memoria e i giovani, protagonisti del futuro, che hanno il compito di non dimenticare. Ed è proprio ai giovani che si rivolge il sindaco Massimo Depaoli quando, in Piazza Italia, davanti al prefetto, alle altre autorità cittadine e ai rappresentanti delle forze dell'ordine e delle associazioni combattentistiche, pronuncia il suo discorso. Poche parole per ricordare che «le atrocità della guerra devono essere di monito» e per sottolineare che «gli odi che per secoli hanno lacerato l'Europa ora sono superati». «Ma attenzione – afferma il primo cittadino – il percorso di costruzione della pace è stato molto faticoso e non è terminato. Non va interrotto, perché ognuno di noi deve proseguire su questa strada e nella ricerca della giustizia. Bisogna farlo per i giovani e devono farlo i nostri stessi ragazzi». Sono proprio i giovani i protagonisti silenziosi di questo novantaseiesimo anniversario del 4 Novembre. A loro la storia consegna un testimone prezioso, il ricordo dei «tanti coetanei che hanno perso la vita, il cui nome è scritto sulle lapidi davanti alle quali deponiamo corone di alloro, che si sono sacrificati per la pace», dice l'assessore provinciale Francesco Brendolise. Tra il pubblico ci sono gli studenti delle scuole pavesi, gli universitari, qualche goliardo. Si confondono con chi la guerra l'ha conosciuta e la ricorda bene. «La memoria diretta della Grande Guerra si è spenta nel 2005, quando morì l'ultimo fante, e ora la memoria è affidata a noi, figli, nipoti, pronipoti che dobbiamo raccontare ai giovani che si confrontano con altre realtà e sono facili alla depressione, per motivi comprensibili, che tanti ragazzini, cento anni fa, morivano al fronte – dice don Daniele Baldi, parroco del Carmine, durante l'omelia -. Non verranno alleggerite le loro angosce, ma ritroveranno una forza morale che non può andare perduta e apprezzeranno la pace che stiamo conoscendo in Europa». «Un'Europa pacificamente federata, idea portata avanti da Einaudi, Spinelli e, a Pavia, da Albertini», quella auspicata dal professor Giulio Guderzo che, nella sala consiliare della Provincia, pronuncia l'orazione ufficiale, al termine della cerimonia dell'Alzabandiera e la deposizione delle Corone davanti alle lapidi dei Caduti. Davanti a quei nomi di ragazzi, morti nella Grande Guerra, «l'unico conflitto senza un eroe, uno stratega, un generale», sottolinea don Baldi. «Oggi solo gli storici ricordano Cadorna o Salandra – aggiunge -. Gli eroi della prima guerra mondiale sono i nostri nonni, i feriti, i mutilati, quelli rimasti senza volto. Ed è un dovere nei loro confronti ricordarli«. Stefania Prato