Moncler a picco dopo "Report"
ROMA "Report" diffonde un filmato sui gravi maltrattamenti causati alle oche per riempire giacche e piumini e Moncler, marchio di tendenza e ormai famoso in tutto il mondo, finisce in mezzo alla bufera. E nonostante si difenda smentendo le accuse, paga in Borsa le conseguenze della bagarre. A innescare la miccia è stata la trasmissione di Milena Gabanelli andata in onda domenica sera su Rai 3, che ha mostrato come le oche utilizzate per riempire i piumini vengano spiumate vive in Ungheria e lasciate con la pelle lacerata. Ma "Report" ha puntato il dito anche contro Moncler che non dà lavoro in Italia, non usa prodotti di qualità e vende piumini che valgono un decimo di quello che costano. La risposta della maison di Remo Ruffini non si è fatta attendere. Sul sito Moncler da ieri mattina campeggia infatti una nota che spiega che «Moncler utilizza solo piuma acquistata da fornitori obbligati contrattualmente a garantire il rispetto dei principi a tutela degli animali». E ancora: «l'associazione del nome Moncler a pratiche illegali e vietate dal nostro Codice Etico, è impropria» poichè «i nostri fornitori di piuma sono tutti basati in Italia, Francia e Nord America». A poco è servita però la replica di Moncler per contenere il polverone. Indignati gli animalisti si sono scatenati con tweet a ripetizione contro l'azienda leader del lusso. E il battage si è immediatamente riversato sui mercati azionari, tanto che alla Borsa di Milano il titolo è arrivato a perdere oltre il 5,5%, per chiudere poi a -4,88%. Secondo gli analisti di Intermonte «il marchio Moncler è stato più volte citato nel corso del programma», circostanza che può aver fatto una «pubblicità negativa al brand sulla clientela italiana», e tra gli animalisti. In serata è arrivata anche una replica di Milena Gabanelli: «Moncler ha deciso di non confrontarsi con "Report" e alla domanda per iscritto se fosse dotato di qualche certificazione non ha risposto. Come è visibile dall'etichetta, non sono dotati di alcuna filiera tracciata contro la spiumatura da vivo, come invece fanno altri marchi». «Per quanto riguarda i ricarichi - sottolinea ancora Milena Gabanelli - si evince dai fatturati e dai costi della materia prima e di confezione che Moncler potrebbe produrre comunque in Italia, tanto più quando è entrato il fondo Carlyle, invece ha preferito chiudere i laboratori nel sud Italia. Se oggi vuole scagliarsi contro il giornalismo d'inchiesta e portarci in tribunale, lo faccia: non lo temiamo, noi produrremo le nostre di prove».