L'ultima notte di Brittany «È morta come voleva lei»

di Andrea Visconti wNEW YORK Britanny Maynard è morta esattamente come aveva programmato con mesi di anticipo: nella camera da letto della villetta di due piani dove viveva, nel letto a baldacchino che condivideva col marito, presenti i suoi genitori e alcuni cari amici, con la sua musica preferita in sottofondo. Ancora un paio di settimane e avrebbe compiuto trent'anni. Soffriva di un incurabile tumore al cervello e non aveva speranze di farcela. Ha preso una dose letale di barbiturici che il suo medico le aveva dato alcune settimane fa e si è tolta la vita mettendo fine ad atroci mal di testa e sofferenze. Una morte preannunciata quella di Britanny. Ne aveva parlato serenamente e con grande lucidità mentale in un video che aveva fatto circolare su YouTube e che finora è stato visto oltre 10 milioni di volte. Aveva perfino previsto la data del suo suicidio. Intorno al 1 novembre. «Giorno più, giorno meno», aveva detto lei affermando che sarebbe dipeso da circostanze pratiche. Voleva prima festeggiare il compleanno di suo marito Dan Diaz, e andare al Grand Canyon, viaggio nella lista delle cose da fare prima di morire. Britanny si è tolta la vita in modo del tutto legale. Lo ha fatto in Oregon, uno dei cinque stati Usa dove è possibile mettere fine alla propria esistenza con l'assistenza di un medico. Unico particolare: il medico può fornire la sostanza letale, ma non la può somministrare. Il paziente non solo deve essere capace di intendere e di volere, ma deve anche essere in grado di prendere le pastiglie da sè. Con Brittany sono oltre 750 le persone in Oregon che hanno messo fine alla loro esistenza, nel pieno rispetto di una legge che permette ai malati terminali di scegliere quando morire. Solitamente si tratta di persone in età avanzata e, secondo le statistiche, in Oregon l'età media è 71 anni. Rari invece i casi di giovanissimi che la fanno finita. Ad oggi sono solamente sette gli under 35 che si sono appellati a questa legge. Il caso di Brittany è stato particolarmente seguito proprio dai giovani che per la prima volta hanno potuto vivere attraverso i social media la scelta di una loro coetanea che interrompe volontariamente la sua esistenza per morire «con dignità». «Inizialmente mi avevano detto che avrei avuto dieci anni di vita. E già quello era stato difficile da accettare perché quando non hai neppure trent'anni l'idea di morire sembra remota», aveva rivelato Britanny, «Quando poi ti dicono che hai al massimo sei mesi di vita, allora ti rendi conto che vuoi avere il controllo della tua sofferenza e decidere quanto sarà lunga». Per portare a termine il suo piano però, Britanny aveva dovuto lasciare la California e trasferirsi in Oregon. Aveva preso casa a Portland e qui aveva seguito tutti i passi necessari per arrivare legalmente all'azione che ha portato a termine sabato scorso. Salutata come un'eroina da alcuni, Britanny è stata invece criticata da altri. «Ci rattrista che una donna perda la speranza», ha commentato Janet Morana dell'organizzazione Priests for Life. Ma il suo caso ha rilanciato il dibattito sul diritto a morire e diviso l'opinione pubblica. Alla fine hanno prevalo si consensi. «Cambierà il dibattito sulla morte assistita», ha scritto sul Washington Post Marcia Angell, ex direttore del New England Journal of Medicine. ©RIPRODUZIONE RISERVATA