Antonì, storie dal seminario nell'Italia dei preti operai
PAVIA "Quando il leone si ciberà di paglia" è il titolo del nuovo libro di Valentina Ferri uscito in questi giorni per Galaad Edizioni (13 euro) che la scrittrice, da anni di casa a Pavia, presenterà presto al Festival delle Letterature di Pescara prima di iniziare una tournée in giro per l'Italia. «Ispirata dalla beatificazione di Paolo VI e dalle posizioni di papa Francesco all'interno della chiesa, racconto una storia ambientata in un passato nemmeno troppo lontano, per affrontare un argomento attuale, in cui il male e il bene lottano tra di loro, facendo un salto negli anni Settanta dei preti operai, con un inedito Paolo VI che parla di rivoluzione» dice Valentina Ferri che, dopo "Il mare immobile", torna ad affrontare il tema della presenza del male e del bene in ciascun essere umano e che apre questo nuovo libro con una dedica che recita così: "Ai miei genitori, al loro rispetto per la libertà". «Il titolo si rifà ad un versetto di Isaia ed esprime la speranza che un giorno anche il leone che ci ruggisce dentro possa mutarsi in bestia mansueta e cibarsi di paglia, addomesticando il male per riappacificarci con noi stessi – continua la scrittrice - E la storia di Antonì che racconto, con un linguaggio impastato di parole rubate al dialetto, tra suoni e formule cantilenanti, può diventare paradigma e simbolo della ricerca del bene». Bravo, prega Antonì, obbedisci Antonì. Glielo sussurra la madre mentre lo veste da "femminella" e gli dice che tanto agli abiti lunghi ci si dovrà abituare, visto che farà il prete, e glielo ribadisce in seminario don Paolo, per allontanargli la voglia di svelare che lui è un "perfiriuso", un perfido, che si approfitta dei ragazzini. Ma Antonio, che ha tredici anni e vive nalla campagna del Sud degli anni '70, tace e mette le parole al buio. Ma chi lo sa dove sta il male e dove il bene? Mentre sullo sfondo scorre l'Italia dei preti operai e la Chiesa di Paolo VI che in un Natale all'Italsider dice che lavorare è uguale a pregare, il cammino di Antonio si snoda tra foschi inciampi e castighi, letture sacre che tolgono la malinconia e incontri provvidenziali. Fino all'ultima, vera rinascita. «Ma non è un libro sulla pedofilia nella chiesa - precisa l'autrice – Il punto è che volevo affrontare il tema del dolore e del contrasto tra bene e male, fino ad una possibile soluzione finale. Che esiste per Antonì e per ognuno di noi». Marta Pizzocaro