Conti postali, Pavia prima in regione
PAVIA Cresce il numero dei conti correnti postali. In provincia di Pavia l'incremento è stato maggiore rispetto al resto della Lombardia. Dal 2008 ad oggi si è registrata una crescita del risparmio del 29,6%, ed è il 6% in più rispetto alle altre province lombarde dove l'aumento è stato del 23,4%. Un dato, sottolinea Poste Italiane, che emerge dal numero dei libretti di risparmio intestati. Se, infatti, nel 2008, in provincia di Pavia, i libretti erano 129.625, nel 2013 sono saliti a 167.949, fino ad arrivare ai 173.569 dell'agosto scorso. Sono invece 900mila le operazioni mensili. «Si tratta di uno dei tipici strumenti legati al risparmio postale tradizionale – spiega Vincenzo Diodovich, direttore della filiale delle Poste di Pavia –, e costituisce da oltre un secolo il mezzo più semplice per impiegare i propri risparmi». Ad aprire conti correnti postali sono soprattutto gli anziani, anche se è cresciuto il numero di coloro che hanno tra i 40 e i 50 anni e che si sono fatti allettare, dicono da Poste, da un tasso interessante, l'1,75%. «È una forma di risparmio emessa da Cassa Depositi e Prestiti ed è garantita dallo Stato italiano – ricorda Diodovich –. Non sono previste spese e commissioni per l'apertura, la gestione, la chiusura e per tutte le operazioni di versamento e prelievo, eccetto quelle di natura fiscale. Nel tempo si è arricchito di una serie di strumenti innovativi come la Carta Libretto». A Pavia si è passati dalle 25.200 carte emesse nel 2013 alle 41.700 attuali (+65,5%). Per Antonio Majocchi, docente di Economia all'università di Pavia e direttore del Mibe, International Business and Economics, «l'aumento del risparmio non è un segnale positivo». «Non ci si fida più dei mercati finanziari e delle banche – spiega – e si preferisce un'istituzione statale, che offre maggiore sicurezza, soprattutto a chi è più anziano. Ma è anche il segno di un'economia in stallo, poco dinamica, che non investe nel futuro». La provincia di Pavia, peraltro mediamente più anziana di altre, è tradizionalmente legata al risparmio. «La raccolta del risparmio – aggiunge il docente - è un fattore tipico delle zone depresse». «Si ha paura del futuro, delle bollette, dell'affitto – spiega Annamaria Fratta, Spi Cgil –. Gli anziani hanno una maggiore cultura del risparmio, ma la crisi ha amplificato questa tendenza. Si è tornati al biglietto delle spese da effettuare nell'arco del mese». Stefania Prato