Israele, riaperta la Spianata delle Moschee
TEL AVIV La tensione a Gerusalemme è rimasta alta per tutta la giornata, ma gli incidenti - nonostante la "Giornata della rabbia" indetta dai palestinesi per la situazione sulla Spianata delle Moschee (Haram al-Sharif) che ieri è stata riaperta da Israele - non ci sono stati. Si sono registrati invece scontri nei pressi del check point di Qalandia, tra Gerusalemme e la Cisgiordania, con 8 palestinesi feriti durante la marcia di protesta organizzata da Fatah e Hamas per la Giornata e l'uccisione di Muataz Hijazi, aderente alla Jihad islamica, sospettato di aver sparato all'attivista di destra ebreo Yehuda Glick. Lo Shin Bet (sicurezza interna di Israele) ritiene che Hijazi non abbia agito da solo nell'azione contro Glick, le cui condizioni sarebbero migliorate durante la scorsa notte. La mossa di Israele di riaprire ieri, in occasione delle preghiere del venerdì, la Spianata delle Moschee - di cui era stata invece annunciata la chiusura a seguito dell'attentato a Glick - sembra aver disinnescato in parte la situazione. La polizia israeliana - ha spiegato il portavoce Micky Rosenfeld - è stata dispiegata in forze: più di 1.000 gli agenti nei vicoli della Città Vecchia, molti quelli in abiti civili, e palloni aerostatici a controllare dal cielo la situazione. L'ingresso sulla Spianata (che gli ebrei chiamano Monte del Tempio, visto che sorge sul Muro del Pianto) è stato consentito soltanto ai fedeli musulmani over 50 e alle donne. È stato calcolato che a pregare nelle vie adiacenti la Spianata, oltre che sul luogo stesso, siano stati in circa 4.000. Giovani palestinesi di mattina hanno tentato di forzare i cordoni della polizia ma - secondo i media israeliani - sono stati allontanati senza ulteriori conseguenze. Anche nel sobborgo di Wadi Joz, a Gerusalemme est, parecchi giovani hanno tirato pietre alla polizia ma sono stati dispersi. Se al momento quindi si parla di calma relativa, la situazione resta comunque tesa: un ufficiale delle forze di sicurezza israeliane, citato dal Jerusalem Post, ha stimato che gli incidenti potrebbero continuare per parecchie settimane se non per mesi. E il presidente palestinese Abu Mazen - che aveva definito la chiusura della Spianata una «dichiarazione di guerra da parte di Israele contro il popolo palestinese» - ha chiesto al segretario di Stato Usa John Kerry di fermare «l'escalation di Israele» a Gerusalemme e gli «attacchi» contro Haram al-Sharif. Il leader di Ramallah ha sottolineato a Kerry che l'escalation delle «pratiche israeliane continuerà a espandere il circolo di violenza, caos ed estremismo nella regione». Mentre la Giordania - che è anche garante religioso sulla Spianata - ha ammonito che è a rischio il trattato di pace, firmato 20 anni fa esatti, con Israele se lo Stato ebraico continuerà le «sue violazioni».