Un moderato che strappò con Bersani

di Pietro Criscuoli wROMA "Usato sicuro", affidabile, renziano doc... Paolo Gentiloni, quasi 60 anni, incarna questi profili standard della politica italiana. Uomo di sangue blu (discende dai conti Gentiloni Saverj), occupa stabilmente il posto di moderato tra i progressisti, destro tra i sinistri. Cattolico, si distingue da anni per una spiccata moderazione sui temi delle libertà civili. Giornalista, laureato in scienze politiche, da giovane milita nella sinistra extraparlamentare, per poi passare nel campo ambientalista. Diventa direttore de "La nuova ecologia", il periodico di Legambiente. Esponente di prima fila della Margherita di Francesco Rutelli nel 2001, presidente della vigilanza Rai nel 2005, ministro delle Comunicazioni nel 2006 con Romano Prodi, ruolo che ricopre presentando una riforma del sistema tv che fa infuriare Berlusconi (che lo definì «un atto di banditismo») e che non va in porto perché il governo cade. Prevedeva il passaggio al digitale di Rete4 e di una rete Rai. Nel 2012 si candida alle primarie Pd per il sindaco di Roma ma arriva terzo con il 15% dei voti. Nel 2013 viene rieletto deputato. Di tutto si può dire meno che Gentiloni non abbia seguito una linea chiara negli ultimi anni. Nel gennaio 2011, insieme a Beppe Fioroni, si dimette dall'incarico di partito in polemica con Pier Luigi Bersani, accusato di spostare il partito a sinistra su temi come il conflitto nella Fiat e le alleanze. In nuce c'è già la prospettiva renziana. Renzi che Gentiloni difende a spada tratta, anche quando viene subissato di critiche per aver ricevuto Berlusconi nel famoso incontro del Nazareno. «Ebbene sì, scrive su Facebook, Berlusconi esiste ancora». Non l'ha resuscitato Renzi, ragiona, ma quel blocco di voti (quasi dieci milioni di italiani) avuti alle elezioni del febbraio 2013. Molto agguerrito nei confronti della minoranza di Civati e Cuperlo che contesta la riforma del lavoro del governo. «Se la minoranza vota in dissenso dal gruppo - dice in un'intervista a "La Stampa" del 28 settembre scorso - la ditta non esiste più». Siete fuori dal partito, insomma. E questa tentazione di tagliare i rami secchi di sinistra la accarezza da tempo. Uomo pacato, opaco secondo i detrattori, Gentiloni si presenta bene come ministro degli Esteri, dotato com'è di quella naturale corazza di riservatezza e insondabilità. ©RIPRODUZIONE RISERVATA