Ordinanza no slot, due ricorsi al Tar

Da capitale italiana del gioco d'azzardo a capitale della lotta alla ludopatia. Pavia vuole scrollarsi di dosso la scomoda etichetta di Las Vegas italiana. L'ordinanza di contenimento degli orari è stata la prima mossa. Ora l'amministrazione comunale sta lavorando su altri fronti. Verso metà novembre, Pavia ospiterà un incontro tra gli amministratori comunali dei principali capoluoghi lonbardi. «Al momento – spiega il vice sindaco, Angela Gregorini – hanno dato la loro adesione Milano, Lecco, Lodi, Crema, Cremona e Bergamo. Siamo in attesa di altre risposte». Sul tappeto, l'insidioso tema della lotta alla ludopatia, la dipendenza patologica dal gioco d'azzardo che sta gettando nella miseria intere famiglie. «Il primo obbiettivo – prosegue Gregorini – sarà quello di scambiarci informazioni sulle pratiche che ciascuno mette in atto per contenere il problema. Si tratta, poi, di sensibilizzare i cittadini a questo tema e di indurre la Regione Lombardia a mettere a disposizione dei Comuni leggi ancora più incisive. Va detto che la Regione ha già fatto un intervento importante. BIsogna proseguire in questa direzione, perchè non è possibile demandare unicamente ai Comuni il compito di arginare le conseguenze drammatiche della ludopatia». Pavia, quindi, guiderà la rivolta alle slot machines. di Fabrizio Merli w PAVIA Slot, si entra nel vivo del confronto. Due società hanno impugnato davanti al Tar della Lombardia l'ordinanza con la quale il sindaco limita gli orari di utilizzo delle macchinette. Depaoli aveva stabilito le fasce orarie 10-13 e 18-23 come intervalli in cui fosse possibile giocare, "spegnendo" di fatto le slot per sedici ore al giorno. Ieri, al Comune, sono stati notificati i ricorsi di Snai e A.O.G. Srl. La prima è una società leader nel campo delle scommesse sportive e del gioco. La seconda è una ditta di Treviso che gestisce la sala Bingo di piazzale Emanuele Filiberto. I due ricorsi chiedono in prima battuta la sospensiva del provvedimento, e poi il suo annullamento. In particolare, A.O.G. Srl propone anche una serie di critiche a questura, Asl, movimento "no slot" e fondazione "don Enzo Boschetti". Perchè coinvolgere tutti questi soggetti oltre al Comune? «Perchè bisogna ragionare su dati reali», risponde Italo Marcotti, vice presidente di "Sistema gioco Italia" in Confindustria e incaricato dagli amministratori della società trevigiana di illustrare i motivi del ricorso. «In provincia di Varese – prosegue Marcotti – per fare un esempio, la spesa pro capite è di 360 euro l'anno. A Pavia si parla di 1.300 euro circa il mese, ma è un valore che andrebbe diviso almeno per quattro. Nelle sale Bingo, i minori di 18 anni non possono entrare. Quanto ai soggetti deboli, inibire il gioco legale significa spingerli verso il gioco d'azzardo illegale, che esiste anche a Pavia». Marcotti conclude: «Se vogliamo ragionare sulla questione, siamo pronti a sederci attorno a un tavolo. Ma non possiamo accettare di veder fallire un'azienda che dà lavoro a 50 persone». Il sindaco Massimo Depaoli spiega che i ricorsi al Tar erano "immaginabili" e aggiunge: «Sulla richiesta di sospensiva, il tribunale amministrativo dovrebbe esprimersi nel giro di pochi giorni. Dopo di che, ovviamente, il Comune di Pavia si costituirà in giudizio e si opporrà alla richiesta di annullare questa ordinanza». Sul tema, per le opposizioni, interviene anche l'ex sindaco, Alessandro Cattaneo: «Non è che io non abbia firmato ordinanze come questa perchè sono "cattivo". Semplicemente sapevo che avrei corso il rischio di esporre il Comune a una richiesta di danni da parte delle società». Mercoledì, tra l'altro, il Tar ha bocciato un'ordinanza del Comune di Milano identica a quella pavese.