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di FRANCESCO MOROSINI La legge di Stabilità ha il via libera Ue. Tuttavia, al di là di ciò, la Renzieconomics, almeno se starà agli annunci, è destinata a impattare con i rigidi canoni dell'ortodossia fiscale di Bruxelles; col suo assioma, in parte illusorio, che il rigore sia di per sé foriero di crescita. Perché la Renzieconomics, pur riconoscendo il valore di principio di tali regole, ne mette in dubbio il valore universale. Sbagliato, quindi, vedere l'Italia come un Paese discolo alle prese con austeri censori per inveterata pulsione a bilanci pubblici in rosso. Non è così. Difatti, al netto degli interessi sul debito, siamo in avanzo. Certo, dato il debito pubblico, necessitiamo tuttora di credibilità finanziaria sia a Bruxelles che, soprattutto, nei confronti dei mercati finanziari. D'altronde il governo ne è ben cosciente se la legge di Stabilità prevede coperture tributarie nel caso i suoi obiettivi "ottimali" fossero mancati. Insomma, Roma non è "solo" un debitore; e, d'altra parte, anche Bruxelles ha qualcosa da farsi perdonare: ovvero, di essere tanto rigorosa in materia di finanza pubblica quanto lasca nell'applicare la regola - statuita a garanzia della stabilità dell'Eurozona dal parlamento di Strasburgo nel 2011 - per la quale il saldo corrente con l'estero di un Paese debba stare debba stare tra il -4% e il +6% del Pil. Guarda caso, qui è la Germania a essere fuori regola. Ed è bene che su questo il governo italiano insista. CONTINUA A PAGINA 11